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Antichità Giglio

Scuola romana del XVII secolo, 'Vaso in maiolica d'Urbino con grande bouquet di fiori'

Scuola romana del XVII secolo, 'Vaso in maiolica d'Urbino con grande bouquet di fiori'

Olio su tela, cm 180x50

Scuola romana del XVII secolo

Vaso in maiolica di Urbino con grande bouquet di fiori

Olio su tela, cm 180x50


Durante il corso del XVII secolo a Roma molti artisti si dedicano alla realizzazione di opere raffiguranti Nature morte, genere che aveva iniziato a svilupparsi largamente grazie a Caravaggio che riteneva “che tanta manifattura gli era a fare un quadro buono di fiori, come di figure” (“Al Signor Teodoro Amideni” in Discorso sopra la pittura di Vincenzo Giustiniani, c. 1620-1630). Questa sua affermazione sconvolse la ieraticità dei generi pittorici su cui ci si basava fino ad allora, dando dignità e autonomia alla natura morta e dando il via ad una produzione di opere da parte di diversi autori che arrivò fino al ‘900. 

A Roma durante tutto il Seicento il genere della Natura morta diventa un genere più che altro decorativo, che i pittori utilizzavano come una virtuosistica ostentazione delle loro abilità nella raffigurazione di diverse tipologie di fiori, frutta, ortaggi, panieri e vasi con minuziosi dettagli naturalistici. I pittori iniziano a specializzarsi proprio su questo genere, dedicandosi unicamente ad esso per tutta la propria carriera, fatto che corrispondeva alla richiesta del mercato artistico dell’epoca, in cui i collezionisti desideravano arredare diverse stanze con diversi generi pittorici per i quali richiedevano artisti specializzati: paesisti, ritrattisti o naturamortisti. Proprio per questo motivo è spesso molto difficile distinguere le diverse personalità artistiche e attribuire le opere ad un pittore noto, portandoci a parlare così di Scuola romana per le opere per le quali non riusciamo a risalire a documentazioni o a ritrovare delle cifre stilistiche riconducibili ad un autore noto. Questo accadeva anche per il vasto numero di opere che venivano prodotte e riprodotte, in cui spesso veniva a mancare l’originalità della composizione.

Quest’opera raffigura un grande bouquet di fiori di scelta molto assortita contenuti in un prezioso vaso in maiolica d’Urbino, in cui le capacità tecniche e stilistiche del pittore emergono chiaramente. 

Il dipinto presenta infatti una grande vitalità cromatica e una grande raffinatezza sia nella rappresentazione dei singoli fiori, resi molto naturalisticamente ognuno nella sua specificità, sia nei dettagli decorativi dell’elegante vaso in maiolica sia nell’insieme della composizione. Presenta inoltre un particolare formato verticale, di cui possiamo trovare diversi esempi, anche in pendant,probabilmente richiesto dalla committenza.


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