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Antichità Giglio

Giovanni Migliara, 'Veduta di Roma, Ponte Rotto'

Giovanni Migliara, 'Veduta di Roma, Ponte Rotto'

Olio su tela, cm 24x31

Giovanni Migliara
(Alessandria, 15 ottobre 1785 – Milano, 18 aprile 1837)

Veduta di Roma, Ponte Rotto

Olio su tela, cm 24×31
Firmato in basso a destra
Nato nel 1785 ad Alessandria da un ebanista, si trasferisce molto giovane a Milano intorno al 1801-1802 per frequentare dei corsi di scultura lignea da Luigi Zuccoli. A Milano frequenta inoltre l’Accademia di Brera seguendo i corsi di decorazione di G. Albertolli e di architettura di G. Levati. Nel 1804 lavora anche come scenografo da Gaspare Galliari, al teatro Carcano e alla Scala, attività che fu costretto ad abbandonare a causa di una grave malattia ai polmoni.

Migliara si dedica quindi alla realizzazione di piccole opere che inizialmente si ispirano ai vedutisti settecenteschi come Canaletto e Guardi. Successivamente dipinge anche interni (tra cui i suoi famosi conventi), scorci tratti dal vero (soprattutto ambientati a Milano), capricci e vedute urbane.

Il pubblico lo definiva “il fiammingo italiano” per la sua incredibile attenzione ai dettagli; i dipinti di Migliara presentano raffinate ricerche prospettiche e architetture che vengono accompagnate da piccole narrazioni di momenti di quotidianità. Tramite la luce Migliara riesce a creare un’atmosfera che rende le sue opere come fotografie dal vero espressione di serenità, che piacevano molto alla borghesia tanto che venne coniato il termine Migliarismo.

Quest’opera, raffigurante una “Veduta di Roma, Ponte Rotto”, è collocabile nel periodo in cui Migliara compie il suo Tour nelle varie città italiane, tra cui Roma, Napoli e Venezia. Il dipinto presenta i procedimenti e gli elementi stilistici che caratterizzano l’artista: una cura dei dettagli fiamminga nella raffigurazione architettonica (che rende riconoscibile il luogo della veduta) e la tradizione veneziana. L’atmosfera viene perfettamente espressa tramite l’uso della luce e anche dall’aggiunta di una piccola scena descrittiva di un momento di vita quotidiano, in cui ci vengono mostrati un uomo che pesca lungo il fiume e una donna che tiene per mano il suo bambino mentre gioca con un cagnolino. Questi elementi rendono l’opera una fotografia dal vero che esprime un concetto di serenità del quotidiano, tipica dei vedutisti lombardi dell’epoca tra cui Inganni e Bisi.


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