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Antichità Giglio

Scuola romana degli inizi del XVII secolo, a) b) c) d) 'Il rapimento delle Sabine' (da Polid [..]

COD. 1198
Scuola romana degli inizi del XVII secolo, a) b) c) d) 'Il rapimento delle Sabine' (da Polid [..]

Olio su tavola

Scuola romana del XVII secolo (da Polidoro da Caravaggio)

a) “Romolo ordina il rapimento delle Sabine”

b) “Soldati romani nell’episodio del rapimento delle Sabine”

c)d) “Il rapimento delle Sabine”

olio su tavola in grisaille, cm 81x116; cm 78x117 (due); cm 81x117. In uno dei pannelli la scritta: "Polidoro da Caravag."

I quattro dipinti rappresentano una copia di parte del noto fregio raffigurante il “Rapimento delle Sabine”, opera ad affresco che Polidoro da Caravaggio, con la collaborazione di Maturino, dipinse verso il 1522-1523 sulla facciata di Palazzo Ricci a Roma. Si tratta di un fregio che riscosse grande fortuna e il soggetto venne più volte replicato nel tempo. In queste tavole le figure sono riprodotte in controparte rispetto al fregio e questo fa pensare che esse possano derivare da un’incisione. Molte, infatti, furono le riproduzioni di importanti incisori tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, basti citare Cherubino Alberti.

Polidoro Caldara detto Polidoro da Caravaggio nasce a Caravaggio nel 1500 circa. La sua formazione è documentabile intorno al 1515 a Roma nella bottega di Raffaello, introdottovi grazie alla conoscenza di Giovanni da Udine e Giulio Romano e venendo a contatto con Perin del Vaga. Negli anni a seguire sono noti i suoi lavori ad affresco per il decoro delle facciate dei palazzi, eseguite soprattutto con la collaborazione di Maturino da Firenze. In questi affreschi Polidoro riportò splendidamente scene per lo più mitologiche o di storia romana, allegorie, trofei con grande spirito celebrativo per la nobiltà romana e di forte richiamo alla classicità. Noti sono gli affreschi di Palazzo Ricci, Palazzo Milesi, Casino Del Bufalo. Nel 1527 a seguito del Sacco di Roma, Polidoro fuggì a Napoli e lì ricordiamo i lavori per la chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli. Nel 1529 si trasferì a Messina dove lavorò per le feste in onore di Carlo V e grazie al sovrano ricevette numerose committenze. Nella fase siciliana emerse quella rottura con il passato raffaellesco che lasciò il posto ad elementi anti-classici di grande realismo, come nel celebre “Trasporto di Cristo al sepolcro” o nell’“Andata al Calvario” (entrambi Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte). Morì a Messina in seguito ad un subito tentativo di rapina nel 1543.


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