
olio su tela, 184 x 121cm (con cornice originale 214 x 159 cm)
Sul retro antica etichetta: "Duchessa Rosina / Serbelloni Sfondrati / nata C. ssa Sinzendorff / 1754-1837 / Pittore Palagi"
Questo superbo ritratto inedito, capolavoro di Pelagio Palagi, rappresenta un'aggiunta importante al catalogo del grande pittore bolognese negli anni in cui a Milano è stato al centro della scena romantica, insieme all' amico e antagonista Francesco Hayez1. L' effigiata è una protagonista della mondanità e della società milanese degli anni della Restaurazione. Si tratta di Rosine von Zinzerdof - Ernstbrunn (1754 - 1837), figlia del conte Wenzel Hermann von Zinzendorf e di Maria Anna von Harrach zu Rohrau, sorella della principessa Melzi. Sposata il 20 ottobre 1777 a Alessandro Serbelloni Sfondrati, V duca di San Gabrio (1745 - 1826), ebbe da lui sei figli. Per il suo rango e la potenza della famiglia Serbelloni fu dama d' onore dell'Imperatrice d' Austria. Alessandro Serbelloni, che aveva avuto come precettore insieme al fratello maggiore Gian Galeazzo Giuseppe Parini, si dedicò dal 1788 alla complessa amministrazione delle molte proprietà avute in eredità dal colonnello Carlo Sfondrati, VI duca di Montemarciano, di cui assunse anche il cognome aggiungendolo al suo. Tra questi possedimenti c'era anche la magnifica Villa Serbelloni a Bellagio sul lago di Como che restaurò ed abbellì, ospitandovi personaggi illustri come I' imperatore d' Austria Francesco I e Mary Shelley, la popolare scrittrice inglese autrice del romanzo Frankenstein or The Modem Prometheus. Nel 1802, alla morte del fratello, ottenne il titolo di duca ed entrò in possesso dello splendido Palazzo Serbelloni a Milano. Pensando che per ragioni stilistiche, come per l'età dimostrata dati' effigiata e il suo abito, questo dipinto possa essere stato eseguito verso il 1825, è ipotizzabile che il vecchio duca, un anno prima della sua scomparsa, abbia voluto far realizzare al più importante pittore, con Hayez, presente allora sulla scena milanese un ritratto della matura consorte che fosse all'altezza del suo rango e del prestigio della famiglia. Si spiega dunque I' impostazione solenne e monumentale di questo ritratto ambientato dove la donna, elegantissima nel suo abito di velluto blu bordato di pelliccia dawero principesco, se ne sta seduta in una posa che ricorda quella dell'antica Agrippina o della celebre Madame Mère, cioè la madre di Napoleone Bonaparte Letizia Ramolino scolpita da Canova. Anche lo sfondo conferisce, con la presenza delle due colonne, nobiltà a questa immagine di una donna apprezzata per la sua virtù, la cultura e lo stile di vita impeccabile. Nella produzione di Palagi il dipinto si può accostare ad un altro capolavoro, il ritratto risalente al 1824 di una dama di pari lignaggio. Si tratta della giovane Cristina, la seconda figlia del marchese Gian Giacomo Trivulzio, sposata al ricchissimo conte Giuseppe Archinto. È ritratta all'interno del suo elegante palazzo milanese, sontuosamente arredato, seduta su una poltrona che ricorda quelle progettate da Patagi che fu anche un grande arredatore2 • Anche quella presente nel nostro ritratto rivela quel gusto, anche se appare più sobria e quindi in tono con I' ambiente più essenziale e severo. Per I' impostazione e le dimensioni I' opera ricorda anche i due ritratti monumentali eseguiti tra il 1819 e il 1822 dal pittore bolognese per la celebre serie dell'Ospedale Maggiore di Milano, come quello di Andrea Vismara realizzato nel 1827 per I' Ospedale di Vimercate3. Questo ritratto ci colpisce per la solidità dell'impianto e per la qualità davvero straordinaria con cui Palagi ha saputo rendere la consistenza dei tessuti, dal velluto cangiante dell'abito blu elegantemente modulato nelle sue pieghe e bordato di pelliccia, al rosso dello scialle con motivi cachemire appoggiato sullo schienale della sedia come nel ritratto di Cristina Archinto, agli intarsi infine del cuscino su cui posano i piedi calzati nelle scarpine di raso bianco. Il bianco, reso con una luminosità straordinaria, diventa motivo dominante in quanto ricompare ancora nel fazzoletto di seta su cui la dama posa la mano destra ed in particolare nell' ampio colletto a lattuga e nella cuffia di pizzo che incorniciano il volto. Palagi conferma tutta la sua abilità di disegnatore e la sua sapienza anatomica in un dettaglio importante, da cui si rivela l'abilità di un pittore, come le mani superbamente modellate, con la stessa sorprendente forza che ritroviamo poi nel viso. Qui il pittore ha concentrato tutta la sua attenzione, mostrando una capacità di resa psicologica davvero straordinaria. È riuscito a rendere la nobiltà d' animo, l'orgoglio aristocratico, la serenità di questa donna che in questo ritratto sembra fissare per sempre nella memoria dei suoi familiari il bilancio di una vita felice, appagata negli affetti. Siamo di fronte ad una delle immagini più belle di una femminilità consapevole e matura, di pari livello di quella che ritroveremo in alcuni capolavori di Hayez della seconda metà degli anni venti, in particolare il magnifico Ritratto di Federica Cristina Mylius Schnauss del 1828 {Loveno di Menaggio, Villa Vigoni Centro Italo - Tedesco). Un altro pertinente confronto è con l'iconico Ritratto della contessa Anastasia Spini realizzato dal Piccio verso il 1840, altrettanto profondo per introspezione psicologica e condivisione morale della persona effigiata.