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Antichità Giglio

Benedetto Cacciatori (1794-1871) (attribuita), Arianna addormentata

COD. 1185
Benedetto Cacciatori (1794-1871) (attribuita), Arianna addormentata

Scultura in marmo, cm 58x77x28

L’opera rappresenta Arianna addormentata sulla spiaggia dell’isola di Nasso quando venne abbandonata da Teseo e riproduce piuttosto liberamente l’esemplare romano conservato presso i Musei Vaticani. Nonostante non siano stati ancora rinvenuti documenti scritti che confermino l’attribuzione a Benedetto Cacciatori (1794-1871) l’opera si può verosimilmente ascrivere alla sua mano. Lo scultore carrarese fu assoldato nel 1826 da Filiberto Avogadro Collobiano (1797-1868) per il restauro dell’abbazia di Hautecombe, il sacrario della Dinastia Sabauda. Nelle varie campagne di restauro del complesso, Collobiano come segretario particolare di Carlo Felice di Savoia (1765-1831) e poi della vedova Maria Cristina (1779-1849), fu personaggio chiave nella gestione delle relazioni con tutte le maestranze impegnate e in particolare con la bottega degli scultori cappeggiata appunto da Benedetto Cacciatori. Negli anni, il rapporto di lavoro si consolidò per la stima reciproca, come si evince dalla fitta corrispondenza relativa al restauro conservata presso l’Archivio di Stato di Torino e pubblicata dalla sottoscritta (in: Hautecombe. Il restauro ottocentesco, a cura di Maria Ludovica Vertova, Torino 2009).

Uno degli aspetti che ci fa pensare all’autografia di Benedetto Cacciatori è la scelta del soggetto. Il tema del sonno come espressione di attesa alla morte (o di Dio come fu Dioniso per Arianna) è un tema ampiamente approfondito da Cacciatori e ci riporta in particolare alle statue recumbenti presenti nelle navate minori dell’abbazia di Hautecombe quali Iolanda Luisa, Sibilla di Baugé, Guglielmo, Agnese Margherita e Beatrice realizzate tra il 1836 e il 1840. La bottega di Cacciatori ci lavorava già da un decennio e le statue, non dovendo più richiamare le opere preesistenti di origine gotica sono espressione di una sensibilità romantica e malinconica. La tradizione è ora idealizzata, i gisant  sono rapiti da un sonno estatico, un abbandono che sembrerebbe quasi un’attesa di risorgere. Nel caso di Arianna però l’abbandono al sonno si arricchisce di una sensualità e di un erotismo legittimati dall’ ispirazione classica. Stesso soggetto di ispirazione classica è l’Apollo pastore (dormiente) di Cacciatori acquistato da Carlo Felice per il Castello di Agliè nel 1828, che se non fosse per le dimensioni diverse potrebbe quasi sembrare il pendant di questa nostra scultura[1].

Dai documenti pubblicati (in ibidem, Torino 2009, p. 420) risulta che Collobiano nel 1842 aveva chiesto ai fratelli Borrioni, gli stuccatori, di decorare la cappella di famiglia presso il Castello di Montecavallo. Proprio nella stessa cappella è collocata un’altra opera di Benedetto Cacciatori, la Pietà di ispirazione michelangiolesca dove Cristo è appunto adagiato sul grembo della Madre ed è la copia della Pietà presente a Hautecombe. E’ verosimile che i Borrioni avessero ricevuto l’incarico solo dopo che la Pietà fosse giunta a Montecavallo e che  Cacciatori in quell’occasione avesse inviato nel castello di Collobiano anche altre opere di sua mano, come per esempio l’Arianna.

Un altro elemento che ci riporta alla firma di Cacciatori per questa Arianna è lo stile delle pieghe del panneggio che ricopre il corpo di Arianna eseguito con grande maestria, ma meno naturalistico e più studiato nelle sue risoluzioni rispetto all’originale del Vaticano.

Infine il classicismo del viso di Arianna richiama altre opere di Cacciatori per il Duomo di Milano nella pettinatura, nel naso piuttosto importante e nella bocca stretta ma carnosa, si veda per esempio l’estrema somiglianza fisiognomica con Santa Maria Cleofe o con Santa Apollonia rispettivamente per l’Altare del Crocifisso e per quello di Sant’Agata (cfr. : G. Zanchetti, Benedetto Cacciatori (1794-1871), Milano 2004, p 198 e p. 200). Le somiglianze stilistiche con Santa Cleofe in particolare, eseguita nel 1841 e il saldo per il grosso dei lavori di Hautecombe (1843), ci suggeriscono un’ipotesi di datazione per l’Arianna ai primi anni Quaranta dell’Ottocento.

 Maria Ludovica Vertova


[1] Quest’opera in realtà, di invenzione Canoviana, fu ripresa dal suocero di Benedetto Cacciatori, Camillo Pacetti (1758-1826), che realizzò per primo i bozzetti in terracotta tutt’ora presenti a Milano presso la Galleria d’Arte Moderna. Altre commissioni importanti dove tale soggetto viene riproposto da Cacciatori come prefigurazione della Passione di Cristo, è il gruppo della Madonna con Bambino e San Giovannino eseguito per l’imperatore d’Austria Ferdinando I (1845), e conservata presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna, dove Gesù è raffigurato sul grembo della madre mentre dorme (M. L. Vertova, Un’opera di Benedetto Cacciatori a Vienna in: “Artes”, 6, 1998, pp. 107-110).


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