Pietro Bortoluzzi detto Pieretto Bianco

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bianco_pieretto_bortoluzzi-dipintoPietro Bortoluzzi, meglio noto come Pieretto Bianco, nacque a Trieste nel 1875. Il suo grande talento ed il suo amore per l’arte, segnarono gli inizi del Novecento pittorico rendendolo un pittore famoso. Durante l’infanzia, Pietro Bortoluzzi, traslocò con la mamma Francesca Podgornik ed il padre Federico verso la città di cui s’innamorerà per sempre: Venezia.

Nei successivi anni, Pieretto Bianco, iniziò a dedicarsi con solerzia allo studio, dapprima come autodidatta studiando le celebri opere del Tintoretto e del Tiepolo, quindi studiò nell’Accademia di Venezia ed a Burano.

Nei primi anni in cui s’andava sviluppando il suo genio artistico, Pieretto, ritornò diverse volte nella sua città d’infanzia, Pieve d’Alpago, dedicandole diverse opere e dedicandosi ad una delle sue forme d’arte preferite: il dipinto murario (la prima opera fu una mucca sulla facciata della latteria di Tignes). Celebre di quegli anni fu il primo quadro “Vecchio Suonatore” in cui l’artista ritrae l’amico Bortolo Schizzi.

La montagna di Tignes fu uno dei suoi soggetti preferiti, così come la città di Venezia, gli antichi borghi, la ritrattistica ed i paesaggi. In tutte le tele di Pieretto Bianco si percepisce l’amore per l’arte, per la vita e per ciò che lo circonda. Nella sua pittura si rileva l’importanza dell’armonia dei colori, più che delle forme, per certi versi alcune delle opere paesaggistiche richiamano molto l’Impressionismo.

Nel 1915, Pieretto si reca a San Francisco per decorare il padiglione italiano di un’esposizione.

L’anno successivo iniziò la carriera di Pietro Bortoluzzi come scenografo nel Metropolitan Opera House, dove fra l’altro conobbe Caruso e divenne suo amico.

I due raggiunsero Cuba nel 1920 dove Pieretto divenne un pittore molto apprezzato. Sei anni dopo l’artista decise di far ritorno in Italia dove si dedicò alla pittura ed alla scenografia ed all’insegnamento presso l’ Istituto di belle arti di Parma per poi trasferirsi a Roma.

Furono gli anni trenta però a rendere la sua arte immortale, difatti in questi anni Pieretto raggiunse l’apice del successo. Si susseguirono numerose esposizioni e lavori importanti.

Pieretto ebbe un incidente durante il 1937, ferendosi al collo mentre preparava una mostra a Genova, morì lo stesso anno, a Bologna, a causa di una polmonite.

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