Quadri moderni – Storia della pittura

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Quadri moderni: il Neoclassicismo

Con la definizione Neoclassicismo ci si riferisce a quel periodo compreso fra la metà del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, periodo in cui gli artisti sono convinti di poter raggiungere un nuovo classicismo, attraverso il recupero dei dettami della civiltà antica.

Il Neoclassicismo trova la sua motivazione, a livello storico, nel razionalismo illuminista, il quale, opponendosi agli eccessi, alla stravaganza e alla complessa prospettiva del barocco, cerca la linearità, la chiarezza e l’oggettività che crede di poter recuperare dalla cultura classica.

Nei quadri moderni del Neoclassicismo si può da subito riscontrare la tendenza a schiarire i colori, a dare forma geometrica alle immagini e a evitare i contrasti chiaroscurali. Il tedesco Winckelmann fu il massimo teorico del Neoclassicismo, egli spiegò che l’opera d’arte è l’espressione del “bello ideale” che può essere raggiunta, non con il riprodurre la natura nella sua totalità, ma nel prenderne le parti più belle unendole fra di loro. Egli ritenne che solamente i greci raggiunsero il bello ideale e perciò assunse l’opera greca come il modello da imitare.

Il Parnaso In pittura, il neoclassicismo trova la sua più ampia affermazione a Roma con un affresco di Mengs, Il Parnaso, che riscosse molto successo e che rappresenta un manifesto dell’epoca, sia per il soggetto sia per la realizzazione. Di fondamentale importanza artistica fu il francese Jacques-Louis David e la sua prima opera “Il giuramento degli Orazi”, attraverso il quale non viene espresso solo l’ideale estetico ma anche quello etico, viene rappresentato l’uomo eroe, l’uomo ricco di dignità e senso del dovere.

Con Goya è presente l’autenticità dell’uomo, la sua paura di fronte alla morte. Le sue rappresentazioni di incubi, visioni, sogni sono anticipatrici dell’espressionismo e del surrealismo.

Quadri moderni: il Romanticismo

Con Romanticismo ci si riferisce al momento umano in cui il sentimento prevale sulla ragione, in cui si crede che non esista niente di perfetto ed immobile, che l’”io” soggettivo abbia più rilevanza dell’idea e che all’uomo si possibile “sentire” piuttosto che “capire” i rigidi schemi. Il movimento del Romanticismo nasce in netta opposizione al Neoclassicismo e alla superiorità dei modelli greco-romani, modelli che per secoli hanno influenzato la civiltà occidentale limitandone lo sviluppo.

Il Romanticismo si sviluppa storicamente in un periodo di nascita di tendenze liberali durante la prima metà dell’Ottocento. L’artista romantico è espressione di tutte le vicende politiche del suo tempo. Nei quadri moderni del periodo non sono più rappresentati i temi del mito, ma sono tratti per lo più dal medioevo che viene percepito come epoca più vicina spiritualmente. Nonostante l’immensa differenza che sembra intercorrere fra il Romanticismo ed il Neoclassicismo entrambi traggono la loro origine dalle teorie estetiche illuministiche, anche in base alla loro collocazione temporale sembrano essere più complementari che opposti.

Se è vero che questa corrente ha nella musica e nella letteratura i suoi principali linguaggi, anche la pittura ha avuto molta rilevanza, dato che quando si imita il mondo esterno, l’artista ha la possibilità di interpretarlo inventando luci, colori, forme e spazi, ed esprimere il tutto nei quadri e nelle creazioni. Delacroix, Friedrich, Gericault sono fra i massimi esponenti del periodo. In Italia il pittore più acclamato del periodo è Hayez.

Il Realismo

Quadri moderni: il Realismo

Il Realismo si colloca storicamente a partir dal 1848, anno delle rivoluzioni europee sia dal punto di vista sociale che politico, rivoluzioni che sembrano essere cadute nel nulla ma che crearono un forte impatto sugli artisti del periodo.

Per comprendere appieno i nuovi indirizzi che prenderà l’arte bisogna analizzare un fenomeno di notevole rilevanza rappresentato dallo sviluppo scientifico e dalla dottrina positivista. Dalla metà dell’Ottocento, dinanzi ai progressi della tecnica, pare che il rapporto della scienza con la vita venga invertito, all’idealismo classico e romantico viene a contrapporsi il positivismo, l’indagine sulla realtà attraverso il metodo scientifico.

Nel campo delle arti figurative viene introdotta la macchina fotografica che riproduce il vero con effettiva obiettività. In questo momento storico all’artista si aprono due vie, da un lato può aderire al metodo scientifico indagando la realtà oppure può rivendicare la propria individualità e rifarsi al sogno. Con la prima scelta si seguirà la strada del naturalismo, del realismo, del verismo, la seconda condurrà al romanticismo.

La definizione Realismo viene utilizzata con il significato di riproduzione oggettiva della realtà. Courbet, Millet, Daumier sono fra i pittori più famosi dell’epoca.

Quadri moderni: l’Impressionismo

Nel 1874 un gruppo di pittori, che lottavano contro l’accademismo al fine di vedere l’affermazione di una pittura che potesse interpretare la realtà in maniera totalmente nuova e libera, si aggregò spontaneamente.

Fra questi Manet, affiancato da Pisarro, Monet, Degas, Renoir e Cézanne. I pittori di questo gruppo vennero definiti “Pittori Impressionisti”. Davanti alla realtà gli Impressionisti riproducono sui loro quadri la realtà così come la vedono, non si limitano a rappresentare la realtà naturale ma a questa associano la realtà umana e quella cittadina. Gli impressionisti non sono mossi da intenti politici. La loro modernità sta nel modo diverso di affrontare il problema del rapporto con la realtà. Sono coscienti che noi non percepiamo la realtà per frammenti singoli ed isolati, ma che la percepiamo nella sua totalità e continuità. Ogni oggetto è inserito in una totalità, la profondità non può essere espressa solo verso il “punto di fuga”.

Nei quadri moderni dell’impressionismo nulla potrà essere definito, la realtà dovrà essere presa nella sua totalità globale, come l’uomo la percepisce. Gli Impressionisti compiono uno studio accurato sui colori e sulla luce. L’Impressionismo è il trionfo del colore, la giustapposizione dei colori sulla tela, frammentati in tocchi, in pennellate veloci e variabili in ragione di ciò che il pittore si trova di fronte, quasi a voler riproporre il movimento, sono i tratti distintivi di questo movimento.

Il medesimo tema potrà essere dipinto da più pittori nello stesso frammento temporale e dalla stessa prospettiva avendo un risultato mai uguale dato che ognuno ha il proprio mondo interiore, ognuno ha un modo differente di percepire da chiunque altro, quindi giudica in maniera personale la realtà che esprime nel quadro.

Sono esperimenti che gli impressionisti hanno effettivamente riprodotto piantando il cavalletto uno accanto all’altro e dipingendo lo stesso soggetto. Oltre ciò gli impressionisti davano particolare rilievo alla trasformazione interiore dell’individuo, ciascuno di noi è diverso da se stesso di minuto in minuto, il tempo ha un’azione sull’individuo, quindi lo stesso soggetto potrà essere dipinto in maniera diversa dallo stesso pittore in momenti diversi.

Alla luce di ciò si rendono conto dell’importanza di rendere il movimento, quello stesso movimento che è il fulcro della ricerca continua dell’epoca nella riproduzione della realtà, quel movimento che è parte integrante dell’”impressione” che l’uomo riceve percependo il mondo esterno. Nonostante questi elementi accomunino tutti gli impressionisti, non sono poche le divisioni interne e le discussioni molto accese fra loro.

Uno degli argomenti maggiormente discussi era quello del plein air (aria aperta), la maggior parte degli impressionisti riteneva che fosse necessario dipingere all’aperto, davanti alla natura libera, per poter ricevere con immediatezza l’impressione di ogni sfumatura di luce, di riflessi, di colore, di movimenti e degli spazi. Altri, trai quali Degas, dipingevano in studio sostenendo che l’impressione ricevuta dalla realtà filtrata attraverso il ricordo fosse più autentica e quindi libera del pericolo di incorrere in una banale riproduzione del vero. Anche Manet dipingeva in studio, solo più tardi preferì farlo all’aria aperta.

Dipinto: il concerto campestre Edouard Manet fu un artista i cui quadri suscitarono scandalo e sdegno, in realtà lui era un uomo alieno dalle grandi battaglie. Di origine borghese, nelle sue opere non c’è niente di rivoluzionario. Uno dei quadri che suscitarono maggiori polemiche è il Concerto campestre, che venne definito dalla critica indecente (una conversazione all’aria aperta fra una donna nuda seduta e due giovani vestiti).

La tela pareva essere un’offesa alla morale borghese, ma probabilmente lo scandalo maggiore era dato dalle incredibili novità pittoriche che entravano in contraddizione con la tradizione. Uno scandalo ancora più clamoroso fu suscitato dalla presentazione del quadro Olympia che rompeva con la tradizione accademica per via della modellazione esplosivamente coloristica. Ogni particolare, anche quello che pareva essere insignificante aveva un suo preciso valore cromatico.

Questi quadri sono stati realizzati in studio, più tardi Manet si lascerà convincere di dipingere en plein air, riuscendo a raggiungere una maggior luminosità in senso impressionista nonostante ciò rimarrà fedele al lavoro in studio realizzando i suoi migliori capolavori.

Quadri moderni: Puntinismo

Dal 1880 ci si pone il problema di dare consistenza alla fugacità dell’impressione, nell’ambito di questa crisi ci colloca la nascita del “Puntinismo”, detto anche postimpressionismo. L’esponente più famoso del puntinismo fu Georges Seurat, il quale si impegnò nella ricerca e nell’applicazione alla pittura di un metodo scientifico che potesse razionalizzare l’importanza del rapporto luce-colore nella riproduzione della realtà.

Per gli Impressionisti non esiste colore locale, ogni tonalità che noi vediamo nasce dall’influenza del suo vicino e di conseguenza il colore deve essere accostato all’altro per riceverne un’esaltazione luminosa. Seurat parte da questo presupposto e implementa una tecnica di applicazione del colore attraverso dei puntini, ritenendo questo metodo la scienza alla pittura.

Tutti gli artisti che operano negli ultimi decenni del secolo si rifanno, almeno nelle loro fasi iniziali, alla rivoluzione impressionista, ognuno di loro, però, cosciente della crisi del movimento, reagiscono cercando una propria rielaborazione nell’elaborazione dei quadri moderni dell’epoca. Seurat e Signac ricercano lo scientismo cromatico al fine di riprodurre più realisticamente la realtà, altri, come Gauguin abbandonano la ricerca della rappresentazione della realtà al fine di poter esprimere liberamente il proprio “io”.

Gauguin sviluppò un proprio linguaggio pittorico rendendo piatto il colore e focalizzando l’attenzione sulle linee di contorno. Negli anni lo stile del pittore si ammorbidisce, le forme diventano più modellate, il contorno meno pesante, i colori nei quadri meno violenti e più caldi. Come Gauguin anche Van Gogh era un autodidatta. La motivazione che spinge Van Gogh a dipingere è la necessità interiore e grazie a ciò elabora una tecnica personale, l’unica in grado di dar corpo alle immagini interiori del pittore, la quale trasfigura la realtà per lasciar libero sfogo al proprio “io”.

In dieci anni, Van Gogh crea un elevato numero di opere, ciò rileva la necessità di eseguire con la mano quello che il suo mondo interiore gli comunicava in totale libertà. Il suo lavoro rappresenta una svolta decisiva nella storia dell’arte.

Anche gli impressionisti stendevano velocemente il colore sulla tela per non perdere l’immagine ottenuta dalla realtà, pure restando vicino all’interpretazione degli impressionisti, in Van Gogh si riscontra la tendenza a proiettare nella realtà quello che egli stesso è e quindi di trasfigurare la realtà secondo i propri sentimenti.

Come scrisse dopo la sua morte lo scrittore francese Octave Mirebeau, egli immedesimò la natura in se stesso piuttosto che immedesimarsi in essa, costringendola a piegarsi e a rimodellarsi alle forme del suo pensiero, fino a subire delle deformazioni. Van Gogh utilizzò la tecnica del puntinismo che più che essere per lui un mezzo scientifico con cui raffigurare la realtà all’interno dei suoi quadri moderni, fu un espediente utilizzato per eludere la realtà, infatti più che di puntinismo si deve parlare di “divisionismo”, infatti, i puntini si trasformano in linguette di colore accostate disposte secondo un ordine volto a creare l’immagine e la forma del soggetto.

Quadri moderni in Italia

Mentre sul piano europeo c’è molto fervore, in Italia raramente la pittura raggiunge, in questo periodo, momenti elevati, infatti, stenta a trovare un linguaggio pittorico che vada al di là dei limiti della provincia, l’unica eccezione è rappresentata da Firenze che per alcuni anni sembra ritrovare il suo tradizionale ruolo di protagonista dell’arte italiana. Anche in Italia come in Francia vi sono due correnti principali, una più intimista, l’altra realista.

I macchiaioli Il movimento più importante in Italia si forma a Firenze ed è rappresentato dai Macchiaioli. L’essere umano vede le forme non isolate dal contesto della natura mediante la linea di contorno disegnata ma come macchie di colore distinte da altre macchie di colore poiché la luce, colpendo gli oggetti, viene rimandata al nostro occhio come colore, questo colore costituisce la prima impressione ed è il modo che l’uomo ha di entrare in contatto con la realtà.

Per i Macchiaioli l’unico modo per riprodurre ciò su di un quadro è di comporre l’immagine per mezzo di macchie. La macchia è ben diversa dai trattini e dalle piccole pennellate impressioniste, la macchia ha una sua consistenza, una solidità, un peso che la rendono un elemento costruttivo.
 
 

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