Mosè Bianchi

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mosè bianchi quadro

Mose Bianchi fu un pittore italiano, operante fra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, i cui quadri antichi vengono ancora ricordarti per il loro brillante genio artistico.
Mosè Bianchi nacque il 13 ottobre 1840 a Monza, in una famiglia modesta ma già avviata all’arte, il padre difatti era un disegnatore.
Mosè frequentò l’Accademia di Brera di Milano (1856) dove fu allievo di artisti quali: Schmidt, Bisi, Zimmermann. Fra i suoi colleghi vi erano: Federico Faruffini, Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Filippo Carcano, con quest’ultimo instaurò un’amicizia che poi divenne anche un sodalizio artistico.

Lo stile romantico ed il periodo naturalista

1859: Mosè Bianchi prese parte alla guerra di indipendenza, i dipinti italiani di maggior pregio risalgono proprio negli anni immediatamente successivi. Bianchi realizzò sette quadri sul tema del romanticismo di cui ricordiamo i seguenti: il Ritratto di Simonetta Galimberti e il Ritratto di Giacinta Galimberti (1861, Musei civici di Monza); L’arciprete Stefano Guandeca accusa l’arcivescovo di Milano Anselmo Pusterla di tradimento sacrilego (1862, collezione privata) e la Congiura di Pontida (1862, Brera).

1864: gli venne affidata a Monza la commissione della Comunione di San Luigi per la parrocchiale di Sant’Albino. Dopo quest’opera il Bianchi venne attratto dal naturalismo, per cui si dedicò ai famosi dipinti quali: Una lezione di canto corale, La vigilia della sagra, Lo sparecchio dell’altare. Infine ritorna al genere romantico-drammatico con Cleopatra e La Signora di Monza (1865). 
Il Bianchi, artista italiano, vinse con L’ombra di Samuele appare a Saul il pensionato Oggioni, presso Venezia, nel 1867. Qui ebbe modo di studiare la pittura settecentesca.
Da ricordare il quadro: I fratelli sono al campo, opera esposta a Brera, che segna il suo ritorno a Milano (1869), in quest’opera vi sono accenni di verismo e d’ideali patriottici ma anche religiosi e ciò riscosse molto interesse dalla borghesia ma anche molti consensi dalla critica.

Il Bianchi ricoprì nel 1871 la carica di Consigliere dell’Accademia di Brera, continuando a dipingere. Fu di questi anni la vincita del premio Principe Umberto ed a questi anni risalgono opere italiane quali: La pittrice, Una buona fumata, Ritratto di Elisabetta Sottocasa, Ritratto dell’ingegner Carlo Mira, il ciclo di affreschi nella Villa Giovanelli a Lonigo, presso Vicenza, la decorazione della Stazione Reale di Monza con Il genio dei Savoia, le decorazioni di Palazzo Turati a Milano ed il Ritratto di Luigi Galbiati.

Dopo aver strizzato nuovamente l’occhio al naturalismo, con alcune vedute lagunari a Venezia, il Bianchi s’interessò alla pittura contemporanea e si dedicò in particolar modo agli studi sui lavori umili e la vita povera, lo si evince dalla realizzazione del quadro Le lavandaie. Cercò di ottenere invano una cattedra di insegnante all’Accademia di Belle Arti di Torino, per poi tornare al naturalismo dipingendo delle vedute alpine. Fu nominato insegnante e direttore dell’Accademia Cignaroli di Verona nel 1898.
Morì nel 1904 ed è sepolto nel Cimitero di Monza.

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