Ferrari Giovanni Battista

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ferrari-giovanni-battista-dipintoNacque a Brescia il 13 ottobre del 1829. Con la morte del padre visse in condizioni economiche molto disagiate e fu, quindi, costretto a svolgere molte professioni. Aveva una fede risorgimentale molto marcata, che lo portò a partecipare alle Dieci giornate di Brescia dove incontrò patrioti del calibro di  A. Frigerio e G. Martinengo.

Nel 1855 frequentò la scuola di pittura di Brescia e successivamente fece anche il maestro d’architettura. Nel 1856 si iscrisse all’Accademia di Brera, frequentando il corso di figura e quello di pittura dall’antico e del paesaggio.

Dopo una costante attività artistica ebbe nel 1860, il premio dall’istituzione Girotti e a partecipare alle esposizioni della Società promotrice di belle arti di Torino e dell’Accademia di Brera a Milano. Lui si definiva pittore paesista e dipinse molto i luoghi più suggestivi della sua città natale e quella di adozione, Milano, più i luoghi della Val di Sole terra che aveva dato i natali al padre.

Nelle sue opere la natura è dipinta sempre con sentimento, piena di fascino e mai statica, dove traspare fascino e seduzione. La prima esposizione italiana avvenne a Firenze nel 1861 e nel 1862 partecipò a Londra all’Esposizione internazionale, con il quadro Le rive del Mella. A Londra l’artista ebbe molte delusioni e nel 1863 si trasferì a New York alla ricerca di una nuova vita artistica.

Del periodo trascorso a New York, ad eccezione di qualche opera, ci sono solo poche tracce. Nel 1865 tornò a Brescia divenne maestro ed ebbe come allievo F. Rovetta. Con lui dipinse i luoghi più suggestivi della Val di Ledro. La sua ammirazione per Garibaldi lo portarono a dipingere le sue gesta nel dipinto intitolato Valle di Bezzecca.

Dal 1873 operò tra Milano e Brescia e partecipò a molte esposizioni. Divenne  nel 1885 socio della Società permanente per le belle arti e in questo periodo eseguì opere molto significative tra cui Il castello di Brescia, Paesaggio nelle vicinanze di Monluè, La baronia di Croviana Val di Sole e tante altre ancora.

Fu sempre aperto alle innovazioni fino agli ultimi anni della sua attività ed è ricordato come un pittore che, pur non essendo un protagonista, ha lasciato il segno nella storia della pittura di paesaggio lombarda della seconda metà dell’800. Morì a Milano il 26 aprile del 1906.

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