Pittori fiamminghi

ritratto pittore fiammingoPittura nata ed affermatasi nelle Fiandre principalmente ad opera di Jan van Eyck, la pittura fiamminga rappresenta una delle correnti artistiche più importanti e più seguite del XV secolo, anche se, da un punto di vista terminologico, anche una delle più controverse e discusse.

Quando si parla di pittura fiamminga si fa riferimento alla corrente pittorica delle Fiandre, ma la terminologia in questo caso è alquanto inesatta: infatti, la pittura fiamminga non rappresenta solo lo stile di quelle regioni, ma si apre anche ad altri confini, includendo nella sua fioritura pittorica ed artistica di quell’epoca anche altri paesi, come ad esempio i Paesi Bassi, quelli che oggi intendiamo per Belgio ed Olanda.

Pertanto, la pittura fiamminga è molto più vasta di quanto ad una prima occhiata potremmo immaginare: questa evoluzione, o meglio, questa diffusione, è dovuta anche al fatto che, almeno nelle fasi iniziali, sono proprio cittadine appartenenti a questi paesi a rendere possibile nascita e propulsione culturale di questa pittura. Città come Bruges, Gand, Anversa, sono dei centri di propulsione culturale molto importanti: qui, infatti, hanno luogo le prime pitture di questo stile, seppur non provenienti da pittori fiamminghi ma appunto di artisti che, seppur non considerabili fiamminghi per nascita e formazione, possono esserlo per stile e caratteristiche delle loro opere.

La pittura fiamminga, come abbiamo detto, si estende ad altri paesi molto più vasti dell’attuale Fiandra: oltre ad Olanda e Zelanda, essi comprendono anche l’Artois, il Brabante, l’Hainaut, il Limbourg, in una fioritura artistica che deve anche la sua importanza alla strategica posizione geografica di queste regioni. Infatti, città come Bruges e Gand, per la loro particolare posizione che in qualche modo stimolava il commercio a transito, furono fondamentali per la fioritura di un maggiore interesse artistico in una società prevalentemente borghese e culturalmente elevata: e fu proprio la presenza di una città ricca e stratificata a rendere possibile l’espansione di un interesse verso l’arte e la pittura.

Pittura che, come abbiamo detto, nasce però ad opera di un particolare pittore, Jan van Eyck, che è il vero esponente di questa corrente artistica: la pittura di questo artista nasce in un ambiente molto diverso da quello che fa da sfondo ad altri artisti dell’epoca, perché nelle Fiandre i pittori non vengono né sostenuti né criticati dal mondo intellettuale, molto meno fecondo e molto meno evoluto rispetto alle corti italiane in generale o fiorentine nel particolare.

La pittura fiamminga rappresenta pertanto una fervida eccezione rispetto ad altre correnti artistiche dell’epoca e non solo: in questo caso, infatti, manca la consapevolezza critica degli intellettuali che non dispongono di una spiritualità e di un interesse tale da rendere possibile un legame critico con questi pittori.

I pittori fiamminghi, a partire dal loro esponente, sviluppano pertanto a livello tematico una sensibilità religiosa molto solida e fervente: alla continua ricerca di un rapporto tra Dio e l’uomo,                questi artisti sviluppano un senso spirituale molto solido ma anche molto intimo, che ben si configura nelle opere che rappresentano la Passione di Cristo o la sofferenza di Maria, e che non è ben vista dagli intellettuali dell’epoca.

Pittori Fiamminghi

I pittori fiamminghi sono quindi alla continua ricerca di una particolare attenzione ai dettagli della vita quotidiana, con una visione particolareggiata e dettagliata della realtà ed una continua ricerca del miniaturismo: sono tipici di queste pitture, ad esempio, i ritratti con posa a tre quarti, ma anche una tecnica che va alla ricerca di una spazialità unificata attraverso la luce, come è visibile nel dipinto Adorazione del Bambino ad opera di Hugo van der Goes. Questo pittore, le cui note biografiche sono molto scarse e comunque poco attendibili, è uno dei massimi esponenti della pittura fiamminga insieme al suo capostipite. Il suo gusto artistico e la sua ricerca figurativa e dettagliata della realtà ben si esprimono nelle sue opere, caratterizzate da un lato da una attenzione al dettaglio ed acutezza di osservazione, e dall’altro da sensibilità artistica fuori dal comune, che lo rende capace di immergersi nel paesaggio in un turbine di sentimenti contrastati, tipici del suo essere.

ritratto pittore fiammingo

Anche Hugo van der Goes, come gli altri esponenti di questa corrente artistica, utilizza la tecnica della pittura ad olio, riuscendo a sviluppare questa tecnica ponendo finalmente rimedio a molti inconvenienti tipici. Infatti, questo tipo di pittura, seppur molto utilizzata nel Basso Medioevo, aveva ancora dei difetti che la rendevano non particolarmente adatta all’uso: le vernici utilizzate, oltre ad asciugare molto male rendendo il quadro appiccicoso, tendevano a scurire i colori e, una volta asciutte, il risultato finale si discostava di molto da quello iniziale. La capacità di questi pittori sta nell’aver risolto questi difetti, rendendo possibile una maggiore armonia pittorica d’insieme anche con l’utilizzo di questa tecnica grazie all’uso di un legante oleo-resinoso che offre una maggiore possibilità di sfumature rendendo possibile il procedimento per velature.

Come è noto, però, la pittura ad olio così tanto acclamata ed utilizzata dai pittori fiamminghi, non lascia spazio agli affreschi, invece molto in voga in generale in tutta la pittura europea: questa assenza di affreschi si deve in particolare allo stile di questi pittori che non rende possibile trasferirne gli elementi costitutivi nella pittura ad affresco. Tuttavia, seppur con risultati non sempre eccellenti, esistono alcune eccezioni ed è particolare a questo proposito quella di Michael Coxcie nella chiesa romana di Santa Maria dell’Anima: in questa chiesa, il pittore fiammingo fa uso della pittura ad affresco per due cappelle, eseguendo alcuni dipinti che la critica ha giudicato come di buona qualità.

Caratteristiche dei pittori fiamminghi

Ma gli elementi costitutivi della pittura fiamminga sono altri: come abbiamo detto, la capacità di immersione nel paesaggio di Hugo van der Goes è una delle caratteristiche essenziali non solo del suo stile ma, in generale, dello stile di questi pittori che vanno alla continua ricerca di due valori, spazialità e luce.

Da un lato, un diverso uso della spazialità e della prospettiva rispetto ai pittori italiani: infatti, in questi ultimi prevale la centralità, ovvero l’uso di un unico punto di fuga al centro dell’orizzonte, che rende possibile un risultato ordinario ed armonico che tuttavia esclude lo spettatore al di fuori della scena. Osservando attentamente i dipinti di Hugo van der Goes o di altri pittori fiamminghi, si nota una sostanziale differenza strutturale e dal punto di vista della prospettiva: questi pittori fanno uso di una spazialità molto differente da quella dei pittori italiani, che include – seppur solo a livello illusorio – lo spettatore all’interno della scena.

L’effetto di questa spazialità è naturalmente voluto e ricercato: per i pittori fiamminghi vivere l’illusione di essere inseriti all’interno del dipinto è una delle massime aspirazioni, e per ottenere questo risultato essi utilizzano due o più punti di fuga che rendono l’ambiente “avvolgente”, includendo in questa maniera lo spettatore che, nell’osservazione del quadro, si sente non più in uno spazio chiuso e finito, ma interno al quadro, che viene unificato attraverso un uso intelligente della luce. Infatti, se nella pittura italiana luci ed ombre si contrappongono in maniera ordinata (la luce definisce le ombre), nel caso della pittura fiamminga viene moltiplicato l’uso delle luci, rendendo quindi possibile la moltiplicazione stessa delle ombre e dei riflessi.

Particolarmente caratteristici di questo uso sapiente di spazialità e luce sono i dipinti dell’esponente di questa pittura: nell’opera intitolata Ritratto dei coniugi Arnolfini, vi è addirittura l’uso degli specchi che moltiplicano ancora di più la spazialità della luce.

Ma la caratteristica principale di molte opere di questi pittori è l’uso del ritratto con posa a tre quarti: particolarmente visibile in opere come Ritratto di giovane donna, di Rogier van der Weyden, questo tipo di rappresentazione è voluto e ricercato, per offrire allo spettatore altre prospettive ed altre visioni dello stesso volto. Fino a quel momento, infatti, la pittura relativa ai ritratti offriva solo due prospettive: il profilo ed il frontale. In questo modo, i pittori fiamminghi consentono allo spettatore di cogliere ulteriori informazioni sul volto della persona oggetto del ritratto.

Pittori fiamminghi e Simbolismo

Un altro punto fondamentale delle opere dei pittori fiamminghi è il simbolismo: come abbiamo detto, questa pittura è alla ricerca figurativa della realtà attraverso l’uso di dettagli e di simboli anche per quel che riguarda la figura umana. Figura che, in qualche modo, viene trasformata dai pittori fiamminghi che vanno molto contro corrente rispetto ad altre pitture: sappiamo che, per gli umanisti in generale, l’uomo va inserito al centro del mondo, con una visione quindi antropocentrica, che esclude o comunque considera minore l’importanza dello spazio o di altre presenze nel dipinto. Per i pittori fiamminghi, le cose non stanno affatto così: infatti, nella pittura fiamminga, l’uomo non è più al centro del mondo ma diventa una piccola parte dell’Universo, in una continua ricerca di armonia e di spazialità.

Tra i pittori fiamminghi di maggiore importanza, vanno menzionati i “primitivi” come  Jan van Eyck, Rogier van der Weyden e Robert Campin; i pittori appartenenti ai centri culturali di Bruges, che sono moltissimi artisti anonimi ma anche pittori più affermati come Petrus Christus; i “nostalgici”, come il già citato Hugo van der Goes – noto in particolare per il suo animo sensibile ma tormentato – e Hans Memling.

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