Il Novecento italiano

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Il Novecento è senza dubbio il secolo in cui, nella pittura, si è avuto il fondersi di correnti internazionali, la presenza di “capitali mondiali dell’arte” rende difficile suddividere i movimenti artistici all’interno di confini geografici.

Fatta questa premessa è comunque possibile isolare un percorso artistico italiano ben preciso. L’arte pittorica del Novecento inizia nel segno di una sostanziale continuità rispetto al tardo Ottocento. È ancora utilizzata la stesura del colore secondo le regole del Divisionismo e ricorrono temi simbolisti.

Sul finire del primo decennio del secolo tale continuità con il passato si incrina, le opere del letterato Filippo Tommaso Marinetti gettano le basi per l’emergere di un nuovo movimento, il Futurismo. I rivoluzionari artisti del Futurismo si sentono ormai distaccati dalla tradizione, sono ammaliati dal progresso e fortemente interessati ai nuovi scenari urbani.

Umberto Boccioni La pittura di Umberto Boccioni coglie le nuove ideologie del Futurismo riportandole sulle sue tele, ricche di immagini innovative. “La città che sale” è uno dei capolavori che meglio descrivono questa nuova corrente. L’opera pare essere, grazie alla forza travolgente che esprime, il “manifesto” di un’arte mai vista in precedenza, del tutto nuova. Il dipinto, realizzato dopo l’elaborazione di numerosi bozzetti e studi, descrive, in modo sia simbolico sia realistico, la nascita di una periferia urbana.

In primo piano si collocano due cavalli imbizzarriti, sono elementi comuni a molte opere di Boccioni, rappresentano il dinamismo con cui si stanno venendo a creare i nuovi sobborghi delle città industriali. Dinamismo di cui l’artista è entusiasta poiché simbolo di un’epoca di ritrovato vigore e innovazione.

La pittura futurista si basa su degli elementi di base condivisi da molti artisti, si riscontra la ricerca di un’espressione dinamica e non statica, l’accostamento di stati d’animo, l’utilizzo di materiali differenti e il tentativo di realizzare su tela, nello stesso istante, diversi punti di vista. Il Futurismo resta un movimento prettamente italiano e che influenza per lo più le arti figurative. Lo scoppio del primo conflitto bellico determina la fine del movimento.

Nel 1917 nasce, dall’incontro di de Chirico, Carrà e De Pisis, una corrente artistica totalmente nuova che verrà definita: la Metafisica. Agli slanci del Futurismo la Metafisica pone in contrasto immagini statiche e silenziose, che comunicano uno stato di inquietudine allo spettatore. I temi dei dipinti si rifanno al mondo dei sogni e dell’immaginario recuperando elementi classicheggianti.

De Chirico - Le muse inquietanti “Le muse inquietanti” realizzata da Giorgio de Chirico è una delle opere simbolo dell’arte italiana del Novecento, è un autentico “manifesto” della Metafisica, ritroviamo tutti gli elementi fondamentali della corrente artistica, situazioni impossibili, elementi della realtà si combinano a quelli del sogno nella solitudine di una piazza deserta sospesa nel tempo, gli oggetti dai colori forti e smaltati sembrano quasi essere dei giocattoli, tra questi è collocata una statua di età classica.

Personaggio simbolico della Metafisica è il manichino (de Chirico, “Il figliol prodigo” e “Ettore e Andromaca”), delle sagome prive di volto e d’espressione, bloccate in pose immobili collocate in piazze deserte o ambienti chiusi in cui pare essere stata capovolta la prospettiva. La fine degli anni trenta vede la nascita, anche grazie ai movimenti politici in opposizione al regime fascista, della “Corrente” la quale si rifaceva all’Espressionismo internazionale la cui caratteristica principale era l’utilizzo privo regole del colore.

Il più giovane artista antifascista che si mette in luce è Guttuso, egli si rifà al cubismo per proporre opere con un forte impegno sociale. “La Crocifissione” è il simbolo del realismo neo-cubista di cui Guttuso è stato il maggior esponente.

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