Enrico Baj, “Trois bonapartistes”, acrilico e collage su pannello

Enrico Baj, Trois Bonapartistes
 
 

Enrico Baj

(Milano, 31 ottobre 1924 – Vergiate, 16 giugno 2003)

 “Trois bonapartistes”

Acrilico e collage su pannello, cm 45 x 52,6, su telaio, 1973, firmato Baj.

Sul retro la dedica “a Armando Albicini con simpatia, Vergiate, 23.1.75, Baj”

 

Dopo aver frequentato il liceo classico ed interrotto gli studi di Medicina, Enrico Baj si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza e all’Accademia di Belle Arti di Brera. Frequenta diversi poeti e letterati sia italiani sia stranieri con i quali collabora per la creazione di illustrazioni di accompagnamento ai loro testi.

Nel 1951, con la collaborazione di Sergio Dangelo e Gianni Dova, organizza un’esposizione di sue opere informali alla Galleria San Fedele di Milano dal titolo “Pittura Nucleare”, mostra da cui nasce il Movimento Nucleare.

Nel 1952 viene redatto il Manifesto della Pittura Nucleare e l’anno seguente, dopo aver conosciuto Asger Jorn, fonda il Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista in nome degli artisti sperimentali. Nel 1954 incominciano ad organizzare insieme gli Incontri internazionali della ceramica ad Albissola Marina, ai quali parteciperanno diversi autori tra cui Fontana, Scanavino, Karel Appel, Matta e molti altri artisti del periodo.

Nel 1957, Baj firma il manifesto Contro lo stile in cui afferma di voler contrastare radicalmente lo stile accademico – imitatore di modelli – in favore di un’arte creatrice di opere uniche ed irripetibili.

 

“Tappezzieri o pittori: bisogna scegliere. Pittori di una divisione sempre nuova ed irripetibile, per i quali la tela è ogni volta la scena mutevole di una imprevedibile « commedia dell’arte ». Noi affermiamo l’irripetibilità dell’opera d’arte: e che l’essenza della stessa si ponga come presenza modificante in un modo che non necessita più di rappresentazioni celebrative ma di presenza.”

 

Quest’opera, realizzata nel 1973, non è solo testimonianza della passione per la pittura di Baj, espressa attraverso collage polimaterici e policromatici ma è anche simbolo del suo anarchismo e della sua attenzione verso gli aspetti sociali e civili della contemporaneità. Solo un anno prima aveva realizzato i Funerali dell’anarchico Pinelli, una grande tela di cui si può notare con molta evidenza i richiami a Guernica di Pablo Picasso.

L’ideologia anarchica di Baj è piuttosto evidente in quest’opera tramite l’utilizzo del termine « bonapartista », epiteto spesso usato da Marx nel definire la “farsa” dei regimi che, affermando di essere espressione di un governo rivoluzionario a favore del popolo, utilizzano in realtà il potere per il proprio prestigio e la propria fama.

Il titolo, la dedica e la scelta dei materiali utilizzati per il collage, rendono goffa e quasi ridicola la raffigurazione dei Trois bonapartistes, denunciando chiaramente ma con ironia l’autoritarismo a cui Baj andava fermamente contro.

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