I Dipinti di Paesaggi

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I dipinti di paesaggi diventarono genere autonomo a partire dal Tardo Quattrocento, quando il paesaggio divenne soggetto artistico con una propria ben definita specificità.
I pittori fiamminghi iniziarono a dedicarsi al genere con l’intento di realizzare dipinti destinati ad un uso “quotidiano”: decorare le case dei ricchi mercanti ed artigiani.
I colori ad olio permettevano di rendere con grande maestria anche i più minuti particolari. I fiamminghi li utilizzarono in modo da rendere reali i soggetti. Nei loro lavori la materia acquisisce spessore e consistenza.


I dipinti di paesaggi si affermano come genere autonomo a partire dall’età moderna, ma già in epoca antica e medievale l’interesse per la natura da parte di artisti e pittori è molto forte.
Il paesaggio, tuttavia, funge da elemento decorativo, da sfondo naturale volto ad esaltare le figure principali dei dipinti. Santi, figure religiose, immagini sacre sono esaltate dalla natura, dal paesaggio che in genere, però, viene quasi sempre relegato sullo sfondo.
È in epoca moderna, dunque, che un gruppo di pittori, provenienti dall’Olanda e dal Belgio inizia a specializzarsi nella pittura di genere. I cambiamenti politici, le idee religiose, le idee scientifiche influenzano anche l’arte pittorica.
I dipinti di paesaggi raffigurano con una certa precisione la natura. L’interesse per la riproduzione “oggettiva” della realtà caratterizza questi lavori.

L’attenzione per la natura rimane molto forte anche nel Seicento: molti gli artisti che si dedicano al genere: Domenichino, Carracci, Poussin. Claude Lorrain è uno dei più rappresentativi. Esperto di decorazione ci ha lasciato numerosi quadri in cui la natura è l’assoluta protagonista.
Nel Settecento il genere diviene molto popolare. Artisti come Turner, John Constable, Robert Cozens indagano il rapporto tra elemento naturale ed esperienza artistica nei loro lavori. I romantici vedono nella natura un modo per rappresentare l’Infinito.

I dipinti di paesaggio degli impressionisti sono caratterizzati dalla volontà di cogliere le impressioni ricavate dall’osservazione della realtà. Monet si dedicò alla pittura paesaggistica proprio per comprendere meglio i cambiamenti di luci ed ombre.
Gli impressionisti dipingono en plein air, all’aperto a stretto contatto con l’elemento naturale. Fu nel XIX che la pittura di paesaggio viene quasi abbandonata. I futuristi nel loro manifesto si scagliano apertamente contro il genere.
Ma come accade spesso, sono i cambiamenti sociali e culturali ad avere una forte influenza anche sull’arte. Così ai paesaggi naturali si sostituiscono quelli urbani, nell’epoca dell’industrializzazione e dell’incremento demografico non è più la natura a destare interesse ma la città.

Lino Giglio è iscritto al ruolo dei PERITI ed ESPERTI n° 2683 Camera di Commercio di Milano e iscritto al Albo del Tribunale di Milano CTU n° 12101.
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