Dipinti – Storia della pittura

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L’antiquario “Antichità Giglio” si occupa dal 1978 di antiquariato. Acquistiamo dipinti di varie epoche come anche dipinti di arte moderna e contemporanea.

Lino Giglio (titolare dell’attività) è un PERITO iscritto alla Camera di Commercio di Milano nonchè all’Albo del Tribunale di Milano.

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Un approfondimento sulla storia della pittura e dei dipinti

Tecnicamente la pittura è il sistema di apporre delle sostanze colorate su di una base che può essere di diversa natura, come ad esempio tela, carta, legno o altro ancora. Per far sì che le sostanze colorate, per lo più solide (pigmenti), possano aderire alla base, è necessario l’utilizzo di un legante e di un agente che ne permetta l’attecchimento duraturo sul supporto (collante).

Ciò che ne deriva è un’immagine che può, in base all’intento del pittore che la realizza, comunicare la sua percezione di ciò che lo circonda o figurare realtà immaginarie da imprimere così sui dipinti.

Della pittura antica, greca e romana, sono sopravvissuti ben pochi esempi, quasi tutti affreschi (basti ricordare quelli ottimamente conservati di Pompei e Ercolano), mentre dei dipinti mobili rimangono solo pochi esemplari, come i ritratti del Fayyum, eseguiti in Egitto durante il tardo impero romano e pervenuti a noi perché utilizzati, nei sepolcri, per ricoprire i volti delle mummie e ricordarne le fattezze in vita. La netta prevalenza, tra le forme artistiche classiche, di scultura e mosaico è dovuta dunque soltanto alla maggiore resistenza al degrado dei materiali impiegati.

dipinto olio su tela

I Dipinti nel Medioevo

L’eredità del mondo antico non verrà dimenticata però nel Medioevo, come testimonia la persistenza dei suoi modelli nell’arte bizantina e il riaffiorare di motivi classici nell’arte dell’occidente europeo, fin dalla Rinascita carolingia e poi ancora nell’arte romanica.

La civiltà medioevale si caratterizza soprattutto per l’impegno profuso nella costruzione delle cattedrali, che diventano il segno della ricchezza e della potenza delle città. La pittura e i relativi dipinti, la scultura e l’arte vetraria avevano la funzione di abbellirle, illustrando le vicende del Vecchio e Nuovo Testamento e narrando le Vite dei Santi, con evidente fine didascalico ed educativo. La cultura figurativa espressa nei dipinti dell’epoca, è dominata dunque dai temi sacri e anche i pochi soggetti apparentemente profani, come le rappresentazioni dei Mesi o dei segni zodiacali, rientrano nella più ampia visione di un universo e di un tempo nati per volontà divina e destinati ad esaurirsi con l’Apocalisse e il Giudizio Finale.

La rigidità dell’arte bizantina, caratterizzata da simmetria compositiva, stesure appiattite e colori simbolici, quali l’oro degli sfondi, allusivo alla grazia divina, viene sempre più attenuandosi nel corso del XII-XIII secolo, quando si afferma l’arte gotica. Quest’ultima, partendo dalla Francia, si diffonde ben presto in tutta Europa, continuando a privilegiare nei dipinti i temi sacri, ma rivelando anche un nuovo interesse per i soggetti profani, per la natura e il mondo cavalleresco delle corti. Tutto ciò porta la cultura gotica e tardogotica a sottolineare gli aspetti realistici della rappresentazione.

dipinto Auguste Bose

I Dipinti nel Rinascimento

Nel passaggio dal mondo medievale a quello rinascimentale cambia anche la figura professionale dell’artista. Nei cantieri delle cattedrali solo raramente emergeva il nome di un artefice, dal momento che l’artista era considerato alla stregua dell’artigiano, il cui profilo si confondeva nel più ampio contesto della bottega, ma già nel ’300 alcuni pittori rivendicano uno status differente.

E’ il caso di Giotto, la cui notorietà fa sì che un gran numero di allievi affluisca nel suo atelier e che la sua maniera si affermi anche fuori Firenze. Con lui e con i suoi dipinti la narrazione della storia sacra viene radicalmente trasformata: fino ad allora le proporzioni all’interno delle scene erano definite secondo una prospettiva gerarchica, con le figure divine sovradimensionate rispetto a quelle umane, mentre Giotto perviene a un’impaginazione decisamente più realista, collocando sullo stesso piano spazio celeste, uomo e paesaggio.

Non utilizza più il fondo d’oro, per situare le vicende in una dimensione astratta e fuori dal tempo, ma dispiega le figure rappresentate nei suoi dipinti, in uno spazio naturale, sottolineandone i sentimenti attraverso le espressioni dei volti e la gestualità. Così la scena può essere compresa al primo sguardo, senza dover interpretare complesse allegorie. Tra Due e Trecento i maggiori protagonisti dell’arte italiana appartengono alla scuola toscana, fiorentina e senese, che, a sua volta, prende l’avvio da artisti quali Duccio Buoninsegna, Ambrogio Lorenzetti e Simone Martini.

Nel primo Rinascimento, per tutto il Quattrocento, la pittura cerca di perfezionare un sistema oggettivo di rappresentazione della realtà attraverso l’elaborazione di un metodo prospettico espresso in tutto e per tutto nei dipinti. Al riguardo ricordiamo gli studi compiuti da Piero della Francesca e da Leon Battista Alberti. Nel contempo si cerca di superare la tradizione medievale recuperando il mondo classico e quindi molti artisti si recano a Roma per analizzarne le vestigia.

L’esempio dei modelli greci e romani spinge gli artisti a guardare con sempre maggiore interesse all’uomo e alla natura, con un’ottica sempre più rigorosa e scientifica, come nel caso di Leonardo da Vinci, che, per meglio rendere il corpo umano e il suo movimento, si dedicherà con passione agli studi di anatomia. L’attenzione per l’uomo si manifesta anche con l’affermarsi di un nuovo genere pittorico del dipinto: il ritratto, dapprima una dettagliata riproduzione del profilo, ma poi, nella seconda metà del secolo, orientato verso una raffigurazione a “tre quarti” in grado di permettere una resa più veritiera e vivace del soggetto.

La pittura compie anche nuovi passi in avanti sul piano tecnico, con la diffusione dell’olio su tela, che progressivamente sostituisce la tempera su tavola, la nuova tecnica dà maggior risalto al gioco delle luci, sottolineando la profondità e i volumi all’interno dei dipinti. Nascono inoltre le Accademie, per dare strutture stabili agli studi artistici, alla base del percorso accademico troviamo sempre il disegno, considerato imprescindibile fase progettuale dell’opera d’arte.

Il XVI secolo è il periodo in cui l’arte italiana diviene un punto di riferimento per l’intera Europa, anche se politicamente la nazione è lacerata da numerosi conflitti. Nonostante ciò due città, Venezia e Roma, diventeranno dei poli verso i quali saranno attratti i più importanti artisti dell’epoca. A Roma si recheranno, tra gli altri, Raffaello e Michelangelo.

I Dipinti e la crisi del Rinascimento

La crisi del Rinascimento troverà espressione nell’arte manierista, in cui la deformazione dei dati della realtà fa trapelare le tensioni profonde e i violenti contrasti che caratterizzarono il crepuscolo dell’età rinascimentale.

La Controriforma incide anche sulla cultura figurativa, dal momento che impone agli artisti di adeguarsi ai canoni della Chiesa Cattolica, imponendo nei dipinti e non solo, temi iconografici e rimarcando la funzione educativa delle immagini, questo mentre il mondo protestante abbandona la pittura sacra, cosicché gli artisti olandesi e tedeschi si dedicano quasi esclusivamente a soggetti profani.

In Italia le volte delle chiese vengono decorate con glorie celesti, mentre sugli altari campeggiano episodi di storia sacra, in modo da offrire al fedele un ben preciso itinerario di devozione che lo conduca alla salvezza.

Il 1600 è un secolo di profonda crisi economica per l’Italia, ma nonostante ciò il belpaese rimane il centro nevralgico per tutta la cultura europea. Si succedono, in questo periodo, tendenze artistiche diverse, a volte dissonanti, come il Classicismo dei Carracci, il Naturalismo di Caravaggio e il Barocco di Pietro da Cortona e del Baciccio.

Se i Carracci recuperano nei loro dipinti i modelli rinascimentali e l’antico, Caravaggio guarda alla vita reale, anche nelle forme più brutali e raccapriccianti, ma per cogliere la luce divina e la spiritualità insite negli aspetti più umili della realtà quotidiana. Gli artisti barocchi al contrario, nei loro dipinti danno delle storie sacre un’interpretazione immaginaria e fantastica, caratterizzata da messe in scena complesse ed estremamente dinamiche.

Nel ’700 allo stile solenne della pittura barocca segue un’arte intima e graziosa, piacevole e decorativa, chiamata Barocchetto o Rococò. Nella seconda metà del secolo, negli anni dell’Illuminismo, si afferma invece il Neoclassicismo, che coniuga l’attenzione per la tradizione greco-romana al razionalismo dei Philosophes.

Sul finire del ’700 e l’inizio dell”800 l’Europa è scossa da profondi mutamenti, la rivoluzione industriale dà avvio a nuove forme di produzione e a nuove classi sociali e nasce l’esigenza, da parte delle nazioni, di colonizzare altri continenti alla ricerca di materie prime e nuovi sbocchi commerciali.

dipinto periodo romantico

I Dipinti nel Romanticismo

E’ in questo contesto che dalla Germania si diffonde in tutto il vecchio continente il Romanticismo. I pittori tedeschi privilegiano nei lori dipinti una visione introspettiva, che condiziona anche la loro visione della natura, tanto che il paesaggio non è mai trascrizione oggettiva della realtà, ma luogo in cui si riflettono i loro sentimenti e pensieri profondi. Essi guardano anche, con particolare interesse, al Medioevo, ai suoi miti, identificandovi le fondamenta della nazione germanica.

Lo stesso avviene in Italia, Francia e Inghilterra, con il più ampio diffondersi di un forte sentimento nazionale. Da qui deriva il successo della pittura di storia, che, con toni patriottici, illustra nei dipinti gli episodi più significativi delle vicende storiche trascorse e contemporanee. Alla freddezza dell’arte neoclassica subentra dunque lo spirito più passionale e coinvolgente del Romanticismo.

Intorno alla metà dell’800 l’affermarsi della cultura scientifica, positivista, favorisce la nascita della corrente realista, che prende l’avvio in Francia, con artisti quali Courbet e Corot, ma anche gli impressionisti intendono fornire nei dipinti una rappresentazione oggettiva del mondo.

Monet, Renoir e Sisley vogliono però trasmettere allo spettatore l’impressione visiva nella sua immediatezza, rendendo al meglio la vibrazione della luce e il suo veloce mutare nel corso della giornata. Dipingono tele en plein air e prediligono i temi della vita moderna, metropolitana. Il realismo, in Italia, trova la massima espressione nei Macchiaioli, soprattutto in Giovanni Fattori, Telemaco Signorini e Silvestro Lega.

Il Simbolismo nei dipinti

Verso la fine dell’Ottocento nasce il Simbolismo, che trae origine dall’esperienza di Gauguin. Questi, partendo dall’impressionismo, perviene a una pittura basata su colori puri e forme appiattite nei dipinti, ricca di significati allegorici, che racconta con i suoi dipinti un mondo arcaico e incantato, come nel caso delle sue tele tahitiane.

La distanza dalla resa oggettiva del reale si coglie assai bene anche in Vincent Van Gogh, che utilizza il colore e la pennellata per farci conoscere il suo tormentato mondo interiore. La sua pittura è alla base dell’espressionismo, da quello psicanalitico di Munch a quello violento, emozionale e primitivista di Die Brücke.

Nel frattempo nasceva in Francia l’Art Nouveau (definita in Italia Liberty e in Germania e Austria Jugendstil), che intendeva trasferire nei dipinti il nuovo stile dal ristretto campo delle arti tradizionali a tutte le forme della vita quotidiana: all’artigianato, al design, alla produzione industriale.

Dipinti nel Cubismo e Futurismo

Ai primi del XX secolo si manifestano le avanguardie artistiche, movimenti che vogliono contrapporsi nettamente all’arte delle accademie. Tra questi ricordiamo i Fauves, che destrutturano la figurazione tradizionale costruendo l’immagine del dipinto sulla base di stridenti accostamenti cromatici. I cubisti, ispirandosi alle analisi del mondo naturale di Cezanne, frantumano la realtà oggettiva per poi ricomporla in forme del tutto inattese, rendendo difficile il riconoscimento di figure e oggetti nei loro dipinti, anche i più comuni.

I futuristi, tra cui Boccioni e Balla, ritengono che il superamento del passato possa avvenire solo allineando la pittura alla nuova società, assumendo come valori di riferimento la tecnica e la velocità. Gli astrattisti, come Kandinsky, Klee e Mondrian, abbandonano ogni residuo legame col reale, affidando la comunicazione dei dipinti solo a colori e forme geometriche.

Il Surrealismo invece mantiene un solido legame con cultura figurativa tradizionale, che però viene riutilizzata per delineare un mondo immaginario, mitico, come in De Chirico, o del tutto onirico e allucinato, come in Ernst, Magritte e Dalì.

Il rifiuto della pittura tradizionale si configura ancora più radicale nei Dadaisti, che riconoscono valore artistico a oggetti comuni, come, ad esempio, la ruota di bicicletta di Duchamp. Nella seconda metà del Novecento incontreremo invece la Pop Art e l’arte concettuale, secondo cui il valore artistico dell’opera o del dipinto non dipende tanto dalla sua qualità tecnica, ma dalle idee espresse, ampliando in tal modo i confini dell’arte a tutti gli strumenti della comunicazione, dai giornali, al cinema, alla televisione.

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Federazione Italiana Mercanti d'Arte Associazione Antiquari Milanesi

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