Cesare Dandini, olio su tela, “Rinaldo si specchia nello scudo di Ubaldo”

Dandini
 
 

Cesare Dandini (Firenze, 1596 – ivi, 1657) “Rinaldo si specchia nello scudo di Ubaldo”, olio su tela, cm 290×234

“L’importante tela illustra un episodio abbastanza raro degli amori di Rinaldo e Armida, ispirato al XVI capitolo della Gerusalemme Liberata (1575) di Torquato Tasso. Il tema si sviluppa attorno alla figura di Rinaldo che, sedotto con il fascino e l’inganno dalla maga Armida, lo ha condotto in un giardino magico nel quale regna tutto l’anno la primavera.

Il dipinto immortala l’istante nel quale Carlo e Ubaldo, i due cavalieri cristiani inviati da Goffredo e raffigurati sulla sinistra, sono giunti nel giardino e approfittano dell’assenza di Armida che si è allontanata per parlare a Rinaldo che, specchiatosi nello scudo di Ubaldo, si vergogna di avere trascurato i propri doveri di guerriero.
[...] Nella tela qui studiata si colgono, in effetti, ancora in fieri, molti degli elementi che diverranno caratteristici e fondamentali dello stile di Cesare Dandini: il decoro e l’eleganza compositiva prima di tutto, uniti alla raffinata attenzione per la rappresentazione dei dettagli insieme ad una cromia morbida e delicata.

A quel carnato tenue e rosato del viso di Ubaldo che diverrà nota peculiare del suo esprimersi fino al Ritratto di Checca Costa (collezione privata) e alla Bettona (Firenze, Galleria Palatina e collezione privata; F. Moro, Viaggio nel Seicento Toscano. Dipinti e disegni inediti, prefazione di M. Gregori, Mantova, 2005, pp. 126-128). Unita ad una sapiente e vigorosa decisione pittorica, ravvivata qua e là da guizzi e colpi di estro.
Come bene rimandano i vari elementi decorativi della veste di quest’ultimo, dall’elsa alla coccarda legata attorno alla gamba, ai nastri e boccoli del narciso Rinaldo che si torce per specchiarsi, fino alle delicate scelte cromatiche della facciata della villa con il loggiato o dell’arcuato intreccio dei cipressi nello sfondo. Una sapiente orchestrazione scenica per una narrazione non solo decorativa che contiene intenti morali profondamente istruttivi, con lo scopo e monito di educare e rammentare i vizi delle umane debolezze.

Senza considerare quell’inconscio ripetersi di movenze e posizioni delle figure in campo, che torneranno di frequente nelle opere successive del Dandini. Mi riferisco alla stessa posa del volto girato rispetto al busto e orientato verso il basso del centrale Rinaldo se confrontato con il Ritratto di giovane con cuscino rosso (Firenze, depositi Gallerie), al Ritratto di pittore (Firenze, collezione Luzzetti) e allo speculare Ritratto di ragazzo con la bocca socchiusa (Firenze, Galleria Palatina; si vedano in S. Bellesi, Cesare Dandini, Torino, 1996).
Con questa proposta si intende riconoscere nella tela tassiana uno dei primi significativi impegni del pittore fiorentino, di colui che diverrà particolarmente favorito dalle committenze della corte medicea.”

Piacenza, 23 aprile 2015, Franco Moro

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