Cassettone a ribalta con alzata, Roma, secondo quarto del XVIII secolo

Il mobile è lastronato e intarsiato in palissandro, bois de violette, ciliegio, mogano, ulivo, bosso e jacaranda.

Dimensioni: cm 235x125x67

Parte inferiore mistilinea a tre cassetti separati da traverse e ai lati lesene a pilastro intarsiate. La calatoia presenta un raffinato intarsio a raffigurare un cartiglio in legni diversi e dalle sottili sagome a volute fogliate in essenze lignee diverse. Ai lati la mossa della ribalta è segnata da lesene intarsiate che terminano a ricciolo. All’interno la calatoia cela cinque vani, due cassetti e un piccolo piano scorrevole.

La parte superiore mossa presenta un’anta centrale intarsiata in legni diversi a raffigurare una splendida fontana con motivi vegetali e teste ferine. Ai lati cinque cassetti per parte e uno sottostante. La cimasa a timpano spezzato è ornata da volute a ricciolo a centrare un pinnacolo tornito e sui lati sono presenti due segreti. Fianchi mossi e piedi a mensola.

Il mobile rappresenta un esempio della più raffinata ebanisteria romana, sia nell’invenzione della forma e delle curvature, sia nell’utilizzo ricercato e sapiente delle essenze lignee che lo impreziosiscono. Di facile collocazione nell’area di produzione romana, si riconosce il classico impianto della ribalta, con corpo architettonico che ancora ricorda la produzione seicentesca e si riconosce una rara ma denotativa parte superiore, a cassetti e di dimensioni più ridotte rispetto ai mobili a due corpi di altre aree.

Per la particolare raffinatezza può essere affiancato ai spesso citati “burò” romani come quello di Palazzo Pallavicini, quello della collezione Rospigliosi e quello a Palzazzo Odescalchi.

Il nostro mobile risultata attribuibile alla stessa bottega, perchè pressoché identico, di un cassettone a ribalta con alzata in noce chiaro “con effetti bruno-rossi” datato 1720-1730 e pubblicato in G. Lizzani, Il mobile romano, Milano, 1970, fig.230; pag.137

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