La maiolica italiana antica

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italiana maiolica anticaIn tutto il bacino del Mediterraneo si diffuse la ceramica islamico-spagnola che diede il via alla produzione di sue imitazioni in numerosi centri produttivi italiani. A partire dalla seconda metà del XIV secolo si cominciò ad importate dall’Inghilterra il costoso ossido di stagno il quale, unito al rivestimento vetroso, rendeva le superfici delle terrecotte impermeabili. L’utilizzo di tale ossido permetteva la creazione di rivestimenti più lucidi e più bianchi. In una prima fase la parte interna delle terrecotte non veniva trattata con l’ossido di stagno, ma ci si limitava ad un processo di invetriatura, la smaltatura era dedicata solo all’esterno del pezzo per puri motivi ornamentali.

La tecnica decorativa delle maioliche antiche vede l’apposizione di diversi campi e soggetti ornamentali, spesso rappresentanti elementi di ispirazione naturalistica quali piante e animali stilizzati, circondai da linee. Successivamente agli animali e alle piante si affiancano le immagini umane, rappresentate solitamente da profili stilizzati caratterizzati da un’elevata espressività. Soventemente le sezioni dedicate al disegno principale erano riempite da figure geometriche, linee intrecciate o disegni stilizzati di ispirazione orientale.

I colori utilizzati erano per lo più il verde ramina ed il bruno di manganese, poiché gli altri pigmenti non resistevano le alte temperature a cui i manufatti ceramici erano sottoposti durante la cottura.

Le forme maggiormente realizzate erano indirizzate alla funzionalità pur essendo molto eleganti, venivano prodotti piatti, ciotole riccamente elaborate, grandi orci a due anse, boccali molto alti, sono stati ritrovati anche dei manufatti dell’epoca arricchiti da elementi a stampo con funzione decorativa. Numerosi esempi di queste produzioni sono stati rinvenuti nell’Italia centrale, nell’area conosciuta come l’antica Tuscia che oggi comprende l’Umbri, la Tosacana e il Lazio.

All’inizio del XV secolo si assiste all’introduzione di nuovi pigmenti cromatici, il colore blu cobalto rivestirà un ruolo di rilievo nella decorazione, soprattutto per il suo utilizzo in pennellate molto pastose e corpose, tale tecnica andrà sotto il nome di “zaffera a rilievo”, il termine zaffera è di origine araba e significa “colore” ciò denota l’ importanza del blu, importato dall’oriente, considerato il colore per eccellenza.

Foglie di quercia e animali stilizzati abbelliscono le ceramiche.

Tipiche della produzione dell’area di Firenze sono gli orci decorai a zaffera, i quali erano ricoperti da un sempre più ricco smalto stannifero.

Una seconda tipologia di produzione dell’area viene definita italico-moresca per via del richiamo iberico delle decorazione arricchite da un fitto reticolo di foglie basato sulla bicromia bruno manganese-blu cobalto.

La maiolica italiana antica è senza dubbio una delle produzioni più imitate, più costose e più apprezzate, verso la fine del XX secolo ha vissuto uno dei momenti di massimo interesse da parte dei collezionisti, ciò ha visto un proliferare di falsari. La tecnologia attuale, attraverso l’esame della termoluminescenza, permette di datare con buona certezza gli oggetti ceramici, ciò consente di scoprire anche i falsi migliori.

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