Maioliche antiche

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maiolica-anticaLe maioliche sono caratterizzate da un corpo ceramico poroso che viene rivestito per lo più da smalto di stagno (detto anche smalto stannifero). Ad oggi esse sono molto in uso soprattutto per quanto riguarda i rivestimenti delle case, ma in antichità le maioliche appartenevano alla categoria del vasellame, e con le maioliche antiche si potevano produrre splendidi oggetti come recipienti decorati, brocche e piatti che decoravano le case delle persone più ricche ed agiate.

Le maioliche antiche ebbero una grande diffusione principalmente nel Mediterraneo, un luogo che offriva maggiore possibilità di produzione anche per via del clima caldo e del terreno molto asciutto: inoltre, la produzione di porcellane o pietre – che richiedevano tempi di cottura molto alti – veniva bandita e vietata in questi luoghi, e ciò contribuì molto alla produzione ed allo smercio di questo tipo di terracotta, soprattutto a partire dal 14esimo secolo.

I primi ad introdurre nel mercato la vendita di questi prodotti furono i mercanti di Maiorca (infatti, ad oggi le maioliche antiche prendono il nome di maioliche di Maiorca): queste maioliche antiche erano prodotte con un tipico stile che ha ancora oggi molta influenza sui modelli di maioliche presenti, anche se nel corso dei secoli lo stile di produzione cambiò molto, soprattutto durante il Rinascimento e con l’esportazione cinese di porcellana.

Le maioliche all’estero sono spesso note come “faïence“, dalla città di Faenza che per secoli ne fu tra i maggiori produttori europei: in Italia, infatti, la produzione di maiolica venne  incrementata nel XIII secolo soprattutto grazie ad un maggiore incremento di nobiltà, ricchezza, e per la presenza della classe mercantile che diede un grande accento alla produzione di maioliche per grandi cattedrali, corti e palazzi.

Faenza è una città-stato, sede della famiglia potente Della Rovere: qui vennero prodotte maioliche di grande espressione artistica, ed in particolare presso la bottega del conte Fermiani si ebbe una produzione molto importante.

Sebbene le più note maioliche antiche in Italia appartengano al nome di Faenza, sono molti i villaggi e le officine che si occuparono della produzione di ceramiche con stile e storia del tutto personali: Firenze con l’Arno, e l’Umbria con il Tevere, ospitavano villaggi di ceramica in cui si trovavano veri e propri depositi di argilla naturale con cui si producevano le maioliche.
Pensiamo soprattutto alla città di Deruta, quando, intorno al 1600, si ebbe una produzione importante di maioliche (è nota la produzione di maioliche di Deruta), produzione tra l’altro incrementata dalle continue richieste di articoli da parte della nobiltà italiana.

Non sono da meno, a questo proposito, le città di Gubbio e Gualdo Tadino, con tecniche di cottura raffinate che rendevano le maioliche pregiate e colorate, molto simili all’oro ed al rubino.
Note, in Italia, sono anche le maioliche di Montelupo Fiorentino e di Firenze e Sesto Fiorentino, grazie alla tradizione competitiva dei mecenati medicei che offrirono un terreno molto fertile non solo per la produzione di maioliche antiche, ma anche per la raffinatezza degli ornamenti e delle decorazioni.
In particolare Montelupo Fiorentino fu terreno molto fertile e prospero per la produzione ed esportazione di queste maioliche, grazie all’estro ed ai gusti degli artigiani che utilizzavano tecniche molto eleganti di decorazione e di produzione.

Alcuni esemplari di queste maioliche antiche si trovano oggi a Londra, presso il Metropolitan Museum of Art.

Ulteriori approfondimenti e brevi cenni storici sulle maioliche

Ritrovamenti archeologici hanno permesso di evidenziare che le prime produzioni di ceramiche siano da attribuire all’Oriente, anche se è facile pensare che i primi contenitori realizzati in terracotta risalgano già all’epoca preistorica. In una prima fase i vasi erano realizzati a mano libera, ma già in epoca molto antica si passò, nella loro produzione, alla sovrapposizione di anelli di terra, per poi giungere all’invenzione del tornio. E’ possibile stabilire che già alcuni millenni prima della nascita di Cristo, le procedure basilari per la creazione delle ceramiche fossero già state impostate. Se da un lato era da tempo assodata la cottura in forno dei manufatti basata sul graduale aumento e diminuzione della temperatura, dall’altro alcuni problemi erano ancora da risolvere, tra questi l’impermeabilizzazione e la decorazione dei prodotti ceramici.

Si iniziò ad utilizzare la tecnica dell’ingobbio tramite la quale il manufatto era ricoperto da uno strato di terra più fine sulla quale era possibile realizzare delle incisioni o decorazioni in colori di terra.

Fu in Mesopotamia che apparve per la prima volta la tecnica della vetrificazione.

Nell’era precedente all’epoca classica furono stabilite le tecniche basilari dell’arte ceramica, inizialmente le produzioni erano realizzate in terracotta ottenuta dalla lavorazione di argilla porosa poi messa a essiccare, in un secondo tempo si passò alla cottura nei forni, i quali potevano raggiungere delle temperature di 900 gradi.

Per risolvere il problema dell’impermeabilizzazione e della decorazione furono quindi applicate delle coperture realizzate in argilla più fine oppure tramite l’apposizione di vernici risultanti dalla miscelazione di argilla, ossido, soda o quarzo, procedimento che prende il nome di “invetriatura”.

Nella storia della ceramica possiamo ritenere che siano solo due le scoperte importanti, la prima è rappresentata dal forno e la seconda dall’invenzione del tornio, dapprima molto rudimentale ma che poi risente delle scoperte tecnologiche, verrà, infatti, fornito di un pedale manovrato direttamente dall’artigiano.

La nascita delle maioliche

La necessità di abbellire e rendere impermeabile il vasellame ha posto le basi per la nascita di quelle che oggi conosciamo come maioliche, il termine maiolica racchiude qualsiasi manufatto ceramico sottoposto ad un processo di smaltatura stannifera, per lo più viene riferita a manufatti di provenienza ispanico-moresca e del Rinascimento italiano.

Durante il Medio Evo l’isola di Maiorca divenne un importantissimo porto commerciale nell’area del Mar Mediterraneo. Sulle coste italiane arrivavano manufatti di gran pregio provenienti dall’isola, ancora sotto l’influenza islamica. La bellezza e l’elevata qualità della materia affascinavano gli italiani.

Gli islamici avevano inventato un nuovo procedimento che face apparire le ceramiche come stirate da vene d’oro. La tecnica consisteva nella realizzazione del manufatto con materiale ceramico di altissima qualità, il quale era poi protetto da uno strato vetroso, chiamato invetriatura, che oltre a renderlo impermeabile gli conferiva anche un effetto metallizzato chiamato “lustro”.

Queste ceramiche, in ragione della loro provenienza, furono chiamate “maioriche” o “maioliche”, gli aristocratici italiani le apprezzavano particolarmente tanto da richiederne delle serie stemmate.

I ceramisti italiani che fino a quel momento avevano realizzato i loro prodotti per mezzo della tecnica del rivestimento vetroso apportano, al loro lavoro, le innovazioni provenienti dall’isola delle Baleari.

E’, infatti, nel Trecento che si può notare l’introduzione in Italia di ceramiche imitanti la tecnica ispano-moresca, introducendo l’utilizzo dell’ossido di stagno che permetteva di colorare di bianco opaco i prodotti ceramici.

Con il passare degli anni le tecniche si raffinano sempre di più, le materie prime adoperate subirono una selezione sempre maggiore prediligendo argille depurate, filtrare e miscelate ad altre polveri per migliorarne la qualità.  In base alla procedura la modellazione avviene per mezzo dell’utilizzo del tornio o dello stampo, in seguito ad una prima fase di essiccazione si procede ad una prima cottura in forno, poi ad una verniciatura con lo smalto stannifero e quindi ad una ulteriore cottura in forno a temperature comprese fra gli 800 e i 900 gradi, da questo lungo procedimento nasce il prodotto conosciuto col nome di maiolica.

Le maioliche sono famose anche per la loro elevata cromaticità, se inizialmente la tavolozza di colori a disposizione era molto ridotta poiché pochi colori erano in grado di resistere alle altissime temperature delle cotture, venivano infatti utilizzati per lo più il verde ramina ed il bruno di manganese, la tecnica di lavorazione delle maioliche introdusse l’utilizzo di nuovi colori tra i quali il giallo ferraccia ed il blu cobalto.

Nel Quattrocento la tecnica era ormai consolidata anche nel nostro Paese, in alcune regione come la Toscana, il Lazio e l’Emilia Romagna sorgono dei veri e proprio centri ceramici famosi per la  tecnica che va sotto la denominazione di “a zaffera in rilievo” , il termine arabo “zaffera” era utilizzato per definire il colore blu, nelle decorazioni di tali manufatti è infatti possibile notare delle grosse pennellate blu in rilievo rispetto alla superficie smaltata.

Il blu cobalto divenne in Italia il più gradito e utilizzato, la sua resistenza permetteva di cuocerlo anche a 1200 gradi nella realizzazione di porcellane dura.

Ulteriori approfondimenti sulle maioliche antiche

Pagina principale maioliche antiche
La maiolica italiana antica
La maiolica italiana in età Rinascimentale
La maiolica italiana del XVII secolo
La maiolica italiana del XVIII secolo
Le maioliche faentine ed umbre
Oggetti in porcellana di Sèvres

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