Paravento giapponese

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Fra gli oggetti da collezione dell’antiquariato orientale, non può mancare il Paravento Giapponese. Si tratta di un complemento d’arredo, che a lungo è stato parte integrante funzionalmente, e non esteticamente, dell’arredo interno delle dimore giapponesi. Il paravento assolveva la funzione di delimitazione e contenimento degli spazi, nonché riparo dalle correnti d’aria. Come fu per le teiere giapponesi, anche il paravento nella sua struttura e decorazione fu molto influenzato dall’evoluzione dell’artigianato e della società.

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Storia del paravento giapponese

Il paravento nacque in Cina, durante la dinastia Han, e grazie all’espansione commerciale arrivò in Giappone nel VIII secolo. Gli artigiani giapponesi si specializzarono subito in riproduzioni, che presero il nome di Byobu (termine che significa “proiezione del vento”), si trattava di pannelli colorati, due in origine, decorati con pitture, calligrafie e successivamente con stoffe. Con l’evoluzione delle decorazioni, delle arti e dell’artigianato si crearono paraventi sempre più ricchi, elaborati ma anche, come vedremo, più pratici.

Le tipologie ed i periodi del paravento giapponese

Ricostruendo cronologicamente la storia dei paraventi antichi giapponesi, si parte dal 710, nel periodo Nara. In quest’epoca il byobu era costituito da un singolo pannello dotato di gambe (Tsuitate), al quale se ne aggiunsero altri quando, il paravento, entrò a far parte dell’arredamento della corte imperiale. Si fabbricò dunque un paravento di sei pannelli (Rokkyoku byōbu), coperti di seta e tenuti insieme da lacci di pelle o corde di seta, il tutto racchiuso da una cornice di legno.

Nel periodo Heian (794-1185) il paravento divenne l’arredo principale delle case prestigiose e dei templi buddisti. Al posto delle corde di seta furono inventate delle cerniere di metallo (zenigata) che tuttavia rendevano il tutto molto più pesante e scomodo.

Le cerniere zenigata furono sostituite da fogli di carta nel periodo Muromachi (1336 – 1573), di modo che il paravento fosse più semplice da ripiegare e trasportare, ragion per cui i pannelli ritornarono ad essere due (Nikyoku byōbu) e si elaborò una struttura di legni leggeri. Le decorazioni ruotavano intorno alla paesaggistica giapponese

I paraventi giapponesi che maggiormente vengono ricordati per la bellezza sono quelli fabbricati nel periodo Azuchi – Momoyama (1568 – 1603), fu introdotta la tecnica dell’inchiostro bianco e nero ed il paravento giapponese divenne un simbolo di agiatezza, particolarmente apprezzato nelle dimore dei samurai. I soggetti decorativi rimasero d’ispirazione cinese, da annotare particolarmente l’introduzione dei fogli d’oro e la consuetudine di raffigurare scene quotidiane.

 Superato il periodo Edo (1603-1868) in cui la struttura preveda quattro pannelli (Yonkyoku byōbu) ed era particolarmente diffuso nelle sale da tè, il paravento giapponese, si avviò verso la produzione industriale perdendo gran parte del suo significato e della sua bellezza.

 I paraventi d’antiquariato giapponesi, non vengono distinti solo in base al periodo ed al numero di pannelli ma anche in base alla funzione  ed alla decorazione. Il Furosaki byōbu era ad esempio il paravento adibito alla schermatura del fuoco; il Ga no byōbu era un particolare paravento adornato di uccelli e fiori (periodo Heian); il Shiro-e byōbu si distingueva dagli altri per la decorazione d’inchiostro su seta candida, tipico paravento nuziale del periodo Edo; il Makura byōbu era il paravento posto in camera da letto utilizzato per appendere gli abitati e schermare la stanza ed infine il Koshi byōbu era un paravento di piccole dimensioni del periodo Sengoku.

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