Maschere giapponesi

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La maschera giapponese, nella cultura nipponica, ha una grande valenza simbolica, che si tratti di cerimonie o di forme d’intrattenimento.

maschere-giapponesiGli estimatori di teatro orientale conoscono bene il teatro Nō, di cui fanno parte le antiche maschere giapponesi. Chi invece non s’intende di teatro ma ama l’antiquariato nipponico, ugualmente conosce questo tipo di maschere che non possono mancare in una collezione. Le maschere più famose del teatro Nō, sono quelle che raffigurano un volto umano candido, in varie espressioni, con le labbra rosse ma ne esistono di varie figure, fra cui demoni. Si tratta di maschere molto belle e molto apprezzate nel mondo dell‘antiquariato giapponese.

Origini del teatro Nō

Per poter comprendere le maschere antiche di questa forma d’arte occorre qualche nozione su questa forma di rappresentazione. Il teatro Nō nasce in Giappone nel XIV secolo e si tratta di una rappresentazione cantata composta dai movimenti lenti ed aggraziati della danza, costumi elaborati e maschere per l’appunto. Viene sovente confusa con l’opera, sebbene in realtà si tratti di recitazione drammatica e né il canto né la musica siano al centro dell’attenzione. Non è assolutamente da confondere con il teatro kabuki, nato come una sorta di parodia del teatro Nō. La rappresentazione Nō dunque si caratterizza per una messa in scena di un testo poetico, da parte di attori che danzano e cantano, accompagnati da strumenti a fiato o a percussione. Gli attori principali coprono quattro ruoli: shite (primo attore), waki (comprimario), kyogen (attori secondari), e hayashi (musicisti). I ruoli minori sono definiti: jiutai (coro) e koken (assistenti di scena). Le rappresentazioni possono narrare di divinità, atti di guerre, storie di donne e di demoni.

La maschera giapponese nel teatro Nō

Le maschere d’antiquariato giapponese possono sembrare prive di significato, in realtà sono realizzate di modo che l’attore, attraverso l’incidenza delle luci dei riflettori, dia l’illusione di diverse espressioni. Le rappresentazioni, sono precedute solitamente da rituali di venerazione verso la maschera, atte ad aiutare l’attore ad incarnare lo spirito del personaggio e questo ci da una dimensione del valore attribuito a queste maschere giapponesi. Gli shite indossano una maschera, delle volte anche gli tsure, soprattutto le donne, mentre i waki no. La maschera degli shite è realizzata in legno di cipresso e dipinta di colori accesi e si tratta di un pezzo di grande valore.

Le antiche maschere del teatro Nō sono circa duecento, fra cui si distinguono: Okina, uomo anziano e venerabile; Oni, demone; Jō, divinità dall’aspetto anziano; Okame, la “Principessa del Mirto”; Tengu, antiche divinità giapponesi; Onna, donna e Otoko, uomo.

Fra queste la più nota è l’Oni, un demone della tradizione buddista, si caratterizza per i colori accesi che variano dal verde al blu al rosso, per le lunghe corna, sopracciglia cespugliose, bocche terribili, i capelli lunghi ed i denti aguzzi. La maschera Hannya rappresenta il demone donna. Okame è un’altra entità donna, che dispensa fortuna ed ha un atteggiamento dolce e gioioso. I Tengu sono divinità mezzi uomini e mezzi uccelli, caratterizzati da un lungo naso a forma di becco.

Maschera giapponese cerimoniale

Le maschere più antiche in assoluto sono le Gigaku, che pare provengano dalla Corea, realizzate in origine in argilla (le più rare ormai, risalenti al VI secolo d.C.) e poi in legno con capelli finti, venivano impiegate nelle processioni cerimoniali che prevedevano danze. Mentre le Bugaku sono antiche maschere raffiguranti demoni, utilizzate nelle processioni tibetane. Meno famose sono le maschere Gyōdō, del periodo Heian, adoperate nelle inaugurazioni dei templi buddisti. Le maschere  Tsuina sono invece risalenti al Kamakura e venivano utilizzate nei riti esorcisti delle festività del Capodanno, volti a scacciare i demoni.

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