Ceramica cinese

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In una collezione di antiquariato cinese, non possono mancare gli oggetti in ceramica cinese, che siano tazze da tè, piatti o teiere. La Cina è proprio la culla della produzione della ceramica: da qui poi ha raggiunto tutto il mondo, è stata curata dai giapponesi che ne hanno fatto un’opera d’arte ed ha stregato gli occidentali che la imitano e cercano sempre di carpirne i segreti. Qual è il segreto delle ceramiche cinesi? Anni di storia, lavorazione, dedizione ed evoluzione.

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Storia della ceramica cinese

I reperti ritrovati testimoniano che i popoli del neolitico, fra l’8000 e il 2000 a.C., producevano già del vasellame. In particolare si suppone che la scoperta fosse stata fatta dalla cultura Yangshao, uno dei più antichi popoli cinesi. Partendo dalla regione dello Henan Occidentale, la tecnica del produrre utensili in terracotta, dalle scodelle alle ciotole alle bottiglie, si diffuse in tutto il continente e le successive evoluzioni, hanno portato alla fabbricazione della prima ceramica nera. La ceramica Yangshao aveva un colore caratteristico grigio rossastro e veniva cotta in buche scavate nel suolo. Dal 3000-1700 a.C. si hanno notizie della civiltà Longshan che produceva una ceramica nera, lucida, scevra di decorazioni, usata soprattutto nelle cerimonie. S’inizia ad intravvedere un certo progresso: i forni sono migliorati e viene scoperto il tornio. La particolarità del colore nero è data dall’affumicamento della ceramica a fine cottura.

Fu all’inizio dell’epoca della dinastia Shang (XVI-XI sec. a.C.) che si scoprì l’invetriatura, grazie alla scoperta della copertura di tipo alcalino, da cui poi nascerà la porcellana.

Durante l’epoca Han (206 a.C – 220 d.C.), l’invetriatura delle ceramiche veniva effettuata con una base in piombo, poi la ceramica veniva cotta a basse temperature e la cui colorazione era data dalle concentrazioni di ossidi. Fra gli esemplari migliori della ceramica antica cinese, di questo periodo, ricordiamo quella proveniente dal distretto di Yue, dura e sonora con un tipo d’invetriatura feldspatica olivastra, bruno giallastra o verde-azzurra.

In epoca Tang (618-907 d.C.) si ha una notevole produzione “San Cai” ovvero Tre colori, per ceramiche utilizzate nei riti funerari. L’evoluzione verso la ceramica bianca si avrà solo fra l’VIII e il IX secolo, fra i pezzi più pregiati ricordiamo i Ting-yao color avorio.

L’enorme espansione dell’artigianato della ceramica, si deve invece alla dinastia Song (960 – 1279 d.C), in particolare si ricorda la produzione di Jingdezhen (Jiangxi), che iniziò a creare i primi oggetti in ceramica applicando la vernice sotto l’invetriatura, e che diverrà una vera e propria industria con la dinastia Yuan. Da qui in poi s’inizia a parlare di porcellana blu e bianca, che raggiungerà l’apice della fortuna con le dinastie Ming e Qing.

Ceramica cinese: Doucai o Wucai?

Parlando delle ceramiche d’antiquariato cinesi, saltano fuori spesso questi due nomi: Doucai e Wucai, che differenza c’è?

Il Doucai, “colori che stanno insieme”, è una tipologia di decorazione nata all’epoca del regno Xuande (1426-35, Ming) e prevedeva l’applicazione degli smalti sopra l’invetriatura. I colori che venivano adoperati erano il  rosso, il giallo, il verde, il marrone ed il nero.

Il Wucai, “cinque colori”, nato durante i regni Jaijing (1522-1567, Ming) prevede l’utilizzo dei medesimi colori, con la differenza che il blu va a riempire gli spazi sotto l’invetriatura.

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