Antiquariato orientale e arte decorativa orientale.

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antiquriato giappone orientaleLa definizione arte decorativa orientale racchiude sotto di sé una moltitudine di oggetti che spaziano dal mobilio, alle porcellane. alle giade cinesi e molto altro.

Molti degli oggetti che ai giorni nostri riteniamo avere valore puramente decorativo, nel periodo della loro produzione spesso avevano delle funzioni di tipo religioso come le giade che incarnavano principi morali o i brucia incensi che venivano utilizzati durante riti buddisti.

Nel XIX secolo, a seguito dell’apertura dell’Oriente all’Occidente e dell’invasioni colonialiste,  molti artigiani orientali si dedicarono alla produzione di oggetti destinati esclusivamente all’esportazione verso il Vecchio continente, e sono proprio questi i pezzi che generalmente il collezionista avrà più facilità a reperire sul mercato, anche se senza dubbio sono molto meno quotati rispetto agli oggetti che vennero prodotti per il mercato interno.

Antiquariato e arte orientale: ceramica orientale

In una collezione di antichità dell’oriente non possono mancare vasi, ciotole, coppe, piatti e teiere orientali. I pezzi più famosi derivano dalla produzione cinese, ne sono un esempio le straordinarie porcellane bianche e blu introdotte dalla dinastia Yuan (1280-1367 d.C. ) e perfezionate dalla dinastia Ming (1368-1643 d.C. ). La vetriatura degli oggetti in ceramica compare durante la dominazione Han (206 a.C.-220 d.C. ) mentre durante la dinastia Tang (616-906 d.C.) furono introdotte tecniche policrome e le figurine in ceramica, le famose statuette orientali. Una maggiore tipologia di stoviglie ed oggetti d’arredo e non, in ceramica, fu realizzata durante i regni di Yung e Hsuen Te (1426-1435 d.C.) a cui si affiancano elaborate tecniche di decorazione. I classici draghi orientali di ceramica e di giada appartengono invece al periodo Ming, poiché si tratta di motivi decorativi molto in voga all’epoca.

Antiquariato e arte orientale: gli oggetti decorati a lacca

La lacca è un’essenza ricavata dalla linfa della Rhus Vernicifera, un tipo di albero di origine cinese, introdotto successivamente anche in Giappone. Sulla corteccia dell’albero è effettuata un’incisione dal quale fuoriesce la linfa che, una volta raccolta, è sottoposta a trattamenti termici fino ad ottenere un liquido che può essere opaco o trasparente. Tale liquido prodotto sarà steso a più mani sulla superficie in numerosi strati sottilissimi regalando una superficie lucida e molto resistente tanto da poter essere incisa a rilievo.

Nel IV secolo a.C. i cinesi perfezionarono l’uso della lacca e la utilizzarono per la decorazione di piccoli oggetti che raggiunsero l’occidente, attraverso la Via della Seta, anche duemila anni dopo, ma fu solo nel 1700 che il gusto per l’arte orientale si manifestò nell’importazione di una notevole quantità di oggetti laccati, soprattutto tavoli e credenze. Per tutto questo periodo il procedimento della laccatura rimase sconosciuto agli europei che tentarono di imitarlo attraverso un processo detto “jappanning” che consisteva nell’applicare su carta pesta disegni a lacca.

Antiquariato e arte orientale: l’avorio

La consistenza dell’avorio e la facilità con cui è possibile intagliarlo, lucidarlo e lisciarlo contribuì al suo diffuso utilizzo in Cina che durò migliaia di anni. Le statuette religiose, i Budda seduti, riccamente intagliati sono fra gli oggetti più diffusi che furono realizzati in Cina per il mercato interno, mentre ventagli e porta biglietti, venivano prodotti principalmente per l’esportazione.

Fu però in Giappone che i membri della Scuola d’Arte di Tokio, realizzarono le statuette più raffinate che raffiguravano con elevato realismo geishe, contadini, pescatori e guerrieri.

La bellezza di questi oggetti, chiamati okimono, fece sì che già contestualmente al loro periodo di produzione raggiungessero prezzi elevati.

Anche gli scacchi prodotti in Cina sono fra gli oggetti di avorio di maggior valore. L’avorio impiegato per la realizzazione di questi pregiatissimi piccoli oggetti era l’avorio di elefante indiano di un bianco molto candido che veniva lasciato al naturale per i pezzi bianchi e dipinto di rosso per i pezzi che per gli europei erano neri.

Antiquariato e arte orientale: la giada

Con la parola “giada” si indicano tipologie di pietra moto dure come la giadeite e la nefrite.

La nefrite è talmente dura che più che incisa ha bisogno di essere limata e levigata ed è lavorata dai cinesi da millenni.

Oltre alle giade verdi, le più caratteristiche, esistono anche giade bianche e nere.

La qualità bianca è quella considerata dai cinesi più pregiata.

La giadeite verde iniziò a essere lavorata dal ‘700 e non deve essere confusa con altre pietre di aspetto simile ma molto più morbide e soggette a graffiatura.

Le statuette di giada raffiguranti animali spesso erano oggetti da tasca da accarezzare e tenere in mano alla stregua di antistress, la tipologia di intaglio è molto variabile a seconda del periodo di lavorazione, i pezzi della dinastia Ming sono molto naturalistici mentre quelli  realizzati durante la dinastia Qing sono eccezionalmente particolareggiati.

Con la giada in Cina si sono sempre realizzati oggetti che conferivano, a chi li possedeva, un certo prestigio. Alla giada si sono da sempre associate numerose virtù non che significati simbolici. La giada è un materiale incredibilmente duro e di raro splendore: è molto raffinata quella verde ma ancor più di valore quella bianca. Fra gli oggetti in giada più pregiati ricordiamo le statuette, i dragoni, gioielli e soprammobili.

Antiquariato e arte orientale: le maschere orientali

Nella produzione artistica cinese spiccano le maschere antiche: usate come esorcismo contro demoni e spiriti maligni, per festeggiare le nascite e proteggere le dimore, per curare o per divertire, quindi maschere teatrali. Le maschere d’antiquariato più note sono quelle dell’Opera di Pechino, in particolare i modelli risalenti alle dinastie Song (960-279), Yuan (1271-1368) e Ming (1368-1644). I vari colori hanno diverse simbologie: rosso per il coraggio, il giallo la crudeltà, il blu valore, il verde giustizia mentre oro ed argento venivano adoperati per gli spiriti. Fra le maschere antiche cinesi più famose, vi è quella rossa del generale Guan Yu, dei Tre Regni (220-280).

Antiquariato e arte orientale: le spade orientali

L’arma bianca giapponese più nota è la katana, una spada orientale a lama curva e a taglio singolo di lunghezza superiore a 60 centimetri circa, adoperata dai Samurai. La produzione delle spade orientali in ferro risale al IV secolo mentre le katane s’iniziarono a produrre nell’epoca Heian (782-1180). Fra le spade giapponesi antiche, quelle di maggior prestigio furono realizzate dalla Scuola Bizen (Okayama), dalla Scuola Yamashiro (Kyoto) e dalla Scuola Yamato (Nara).

Antiquariato e arte orientale: dipinti orientali

Fra gli arredi antichi orientali non possono mancare i dipinti orientali d’antiquariato. Vi sono delle significative opere artistiche risalenti alla dinastia Ming (XIV-XVII secolo) e splendidi paesaggi dell’epoca Qing (XVII-XX secolo) che tuttavia non sono opere del tutto nuove, ma per rispetto alla tradizione, si basano sui precedenti modelli di pittura dell’epoca Tang (VII-X secolo) e dell’epoca  Song (X-XIII secolo). I dipinti orientali più preziosi sono dell’artista Gù Kǎizhī (344–405), se ne conservano a tutt’oggi tre di grande valore: “Esortazioni della govenante alle dame di corte”, “La ninfa del fiume Luo” e “Donne sagge e benevole”. I dipinti cinesi della dinastia Tang si contraddistinguono per il motivo dominante dei paesaggi, invece i dipinti successivi al crollo della dinastia Qing si contraddistinguono per un totale distacco dai modelli tradizionali.

Antiquariato e arte orientale: incensieri orientali e paraventi

Gli incensieri d’antiquariato aggiungono un tocco di prestigio alle collezioni di antichità orientali. Usati soprattutto nei luoghi di culto, si ricordano quelli fabbricati durante l’epoca Han, in terracotta, ceramica, argento e bronzo. Sono particolarmente famosi anche gli incensieri a forma di dragone della dinastia Qing e quelli in bronzo della dinastia Ming.

paraventi sono un elemento d’arredo ritenuto particolarmente prestigioso soprattutto fra il XVII e XVIII secolo, fra gli esemplari di maggior valore ricordiamo quelli risalenti al regno di Kangxi. I pezzi più rari però risalgono al XVII secolo e sono quelli con lo sfondo tartaruga.

Antiquariato e arte orientale: ceramica orientale

In una collezione di antichità dell’oriente non possono mancare vasi, ciotole, coppe, piatti e teiere orientali. I pezzi più famosi derivano dalla produzione cinese, ne sono un esempio le straordinarie porcellane bianche e blu introdotte dalla dinastia Yuan (1280-1367 d.C. ) e perfezionate dalla dinastia Ming (1368-1643 d.C. ). La vetriatura degli oggetti in ceramica compare durante la dominazione Han (206 a.C.-220 d.C. ) mentre durante la dinastia Tang (616-906 d.C.) furono introdotte tecniche policrome e le figurine in ceramica, le famose statuette orientali. Una maggiore tipologia di stoviglie ed oggetti d’arredo e non, in ceramica, fu realizzata durante i regni di Yung e Hsuen Te (1426-1435 d.C.) a cui si affiancano elaborate tecniche di decorazione. I classici draghi orientali di ceramica e di giada appartengono invece al periodo Ming, poiché si tratta di motivi decorativi molto in voga all’epoca.

Gli oggetti d’antiquariato orientale, sono fra i più preziosi che si possano esibire in una collezione di antichità. Sono tanti gli oggetti antichi orientali che si possono collezionare: dagli incensieri, ai bracieri, alle spade, alle maschere, agli oggetti in giada ed alle porcellane. Sono tutti splendidi esempi di un gusto e di una raffinatezza di un altro tempo, di un altro mondo.

Ulteriori approfondimenti sull’Antiquariato Orientale

Antiquariato Cinese

Antiquariato Cinese – Panoramica
Vasi Orientali
Ceramica Cinese
Oggetti cinesi in giada
Maschere cinesi
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Teiere cinesi

Antiquariato Giapponese

Antiquariato Giapponese – Panoramica
Ceramica Giapponese
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